Edunauta- Sguardi agli Orizzonti Educativi
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SCUOLE DADA


Trascrizione


00:00 MICHELA _ Rotte Educative esatte portano a destinazione il viaggiatore. Rotte Educative è la voce delle scuole che stanno trasformando l’educare. Esploriamo l’universo innovativo delle reti scolastiche e delle scuole presenti nel nostro Paese.

00:24 ANDREA _ "Io sono soltanto uno, ma comunque sono uno. Non posso fare tutto, ma comunque posso fare qualcosa; e il fatto di non poter fare tutto, non mi fermerà dal fare quel poco che posso fare” Edward Everett Hale.

Cari edunauti, ben trovati! La citazione che abbiamo scelto in apertura, chiude il Manifesto della Rete Nazionale delle scuole DADA, argomento cardine della nostra trattazione odierna. Prima di concederci ai piaceri dell’ascolto della voce di Stefano e dei contenuti della sua scheda, dobbiamo dire che, non un santo, né un pedagogista, né una particolare visione del mondo ha plasmato l’approccio didattico delle scuole DADA, bensì lo sguardo critico di due licei romani che si sono interrogati su come migliorare l’apprendimento dei propri alunni. Un’innovazione dal basso che scopriamo insieme al sopra citato Stefano.

01:31 STEFANO_ Ad oggi, anno 2021 in corso, si compone di 34 unità la rete nazionale di scuole DADA, di cui due, i licei scientifici “Kennedy” e “Labriola” di Roma, ne sono i fautori dell’approccio. L’acronimo DADA sta per “Didattiche per Ambienti di Apprendimento” e sintetizza in modo, direi, egregio il tipo di concetto alla base di questo metodo. Se, infatti, i professori sono soliti andare nelle aule dai ragazzi, nelle scuole DADA sono i ragazzi stessi ad andare dai professori, in particolare nelle aule ad essi assegnate. I docenti possono dunque modificare a proprio piacimento il loro ambiente di lavoro, adattandolo perché diventi congeniale alla propria metodologia didattica. Non vi sono più dunque le aule di questa o quella classe (III^B, II^E, I^C, e così via…), quanto piuttosto troveremo l’aula del professor Rossi di chimica oppure della professoressa Bianchi di filosofia, della professoressa Verdi di scienze. Come si può immaginare sono tanti i passi che debbono essere macinati dai ragazzi durante i cambi dell’ora per spostarsi da un ambiente di apprendimento ad un altro, in un tempo che tra l’altro non deve superare i 4 minuti… Tuttavia, anche questo tempo è considerato parte integrante della didattica in quanto, come si legge dal sito internet delle scuole DADA “tale approccio dinamico e fluido, considera gli spostamenti degli studenti buona occasione per ottimizzare dei tempi morti, nei cambi d’ora, e stimolo “energizzante” la capacità di concentrazione come testimoniato da accreditati studi neuroscientifici”. 

03:05 ANDREA_ Purtroppo non è ancora stato accreditato da alcuna teoria neuroscientifica il bene recato alle nostre menti dalle tue schede analitiche, caro Stefano, ma sono pronto a scommettere che nel caso esse dovessero divenire oggetto di qualche studio scientifico, non si farebbe altro che attestarne la bontà per noi edunauti. Siamo certi che qualche beneficio ci verrà offerto anche dal commento pedagogico che ci apprestiamo a fare ora, col solito fine di meglio comprendere da questo versante, ovvero quello educativo, la natura dell’approccio odierno. Dunque, per farlo prendiamo spunto dal “Manifesto delle scuole modello DADA” e da ciò che troviamo scritto al suo interno. Allora Stefano, cerchiamo di addentrarci maggiormente nell’aspetto che già hai citato, ovvero un’aula per ogni docente, e ti chiederei di farlo facendoci indossare dapprima le lenti di un professore e poi quelle di un alunno.

04:03 STEFANO_ Ecco, permettimi Andrea, oltre che di ringraziarti per le parole spese per la scheda analitica, prima di entrare in questo gioco prospettico, vorrei fare una piccola precisazione: solitamente, infatti, le aule vengono assegnate non al singolo insegnante, ma a coppie di docenti di materie affini. Detto ciò procediamo venendo alla questione vedendola dal punto di vista dei docenti. Essi hanno a disposizione, di fatto, un setting che possono modificare a loro piacimento, adattandolo così alla materia insegnata oppure all’attività da svolgere, o ancora al tipo di metodologia didattica che utilizzano. Insomma, da questa prospettiva, a nostro avviso, questo approccio può essere un facilitatore per il lavoro, anche se in ogni caso poi dipende dalla capacità di ciascun docente. Volgendo, invece, lo sguardo dalla parte degli alunni, di certo assistiamo ad una loro responsabilizzazione, che non è da ravvisare solo negli spostamenti da un ambiente di apprendimento all’altro, ma anche nella loro partecipazione attiva nella vita di questi istituti: essi, infatti, sono chiamati a modificare gli spazi scolastici, abbellendoli e personalizzandoli, oppure a compartecipare nella stesura e/o modifica dei Regolamenti di istituto.

05:18 ANDREA_ Quanto affermi Stefano mi porta alla mente un concetto caro alla metodologia DADA, ovvero quello di “Edificio apprenditivo”, espressione che sintetizza come, “tutti gli spazi fruibili” sto citando il Manifesto “corridoi, portici, androni, giardini, ecc… usati, e curati, dagli studenti, possono diventare luoghi “sociali” per apprendimenti formali e anche non formali”. Un esempio che viene riportato sul concetto di, appunto, Edificio Apprenditivo, anche nel Manifesto delle scuole DADA è quello, ad esempio, di un’eclissi solare studiata da tutto il liceo Labriola in cortile, visionando direttamente il fenomeno scientifico. Credo, inoltre, Stefano che valga la pena soffermarsi su due ulteriori questioni. La prima riguarda la portata innovativa di questa proposta, la seconda, invece, il coinvolgimento attivo di tutta la comunità educante.

06:19 STEFANO_ Ben volentieri! In primo luogo questo approccio di per sé non è totalmente innovativo, in quanto già esistente presso altre scuole di alcuni paesi europei piuttosto che americane. L’innovazione probabilmente risiede nell’aver applicato questa metodologia all’ambito liceale italiano. Il fine, e mi permetto nuovamente di citare il sito della rete, è quello di “valorizzare il buono del nostro sistema educativo (…), e migliorare ed incrementare il successo scolastico di ciascun studente favorendo dinamiche motivazionali e di apprendimento efficaci per l’acquisizione delle abilità di studio proprie del Lifelong Learning”. Passando, invece, alla seconda questione, per quanto riguarda, di nuovo, il corpo docente e la comunità educante, in generale, il Manifesto delle scuole DADA conferisce estrema importanza alla condivisione dei problemi, esperienze e punti di vista. Essa permette di trasformare spesso le criticità in occasioni di confronto e di collaborazione. Vengono attivate, dunque, forme di discussione formale e non formale che alle volte coinvolgono anche la comunità educante tutta, comprese le famiglie degli alunni. Si generano, quindi, laboratori di idee e occasioni votate al problem solving.

07:33 ANDREA _Questo podcast, cari edunauti, come sempre mira a valorizzare le reti di scuole presenti nel territorio del bel paese per migliorarne la conoscenza e la diffusione. Vi ricordiamo come sempre che la nostra narrazione altro non è che il tentativo di incuriosire circa approcci e metodologie didattiche a cui andrebbe dedicato molto più spazio per essere in toto comprese, per questo vi consigliamo di consultare il sito internet della rete nazionale delle scuole DADA o contattare direttamente gli istituti che fanno parte della rete. Camminiamo fianco a fianco agli alunni di queste scuole verso nuovi ambienti di apprendimento e noi camminiamo verso una nuova rete di scuole… a presto!

08:19 MICHELA _ Per ascoltare i prossimi episodi di “Scuole che cambiano” andate su www.edunauta.it dove poter navigare anche nella nostra Edumappa, un luogo virtuale dove trovare servizi educativi e scuole con cui attivare opportunità reali. Un progetto di Generas Foundation realizzato in collaborazione con Eduway.




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