Edunauta- Sguardi agli Orizzonti Educativi
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REGGIO CHILDREN


Trascrizione


0:00 MICHELA_ Rotte Educative esatte portano a destinazione il viaggiatore. Rotte Educative è la voce delle scuole che stanno trasformando l’educare. Esploriamo l’universo innovativo delle reti scolastiche e delle scuole presenti nel nostro Paese.

0:24 ANDREA

Il bambino

è fatto di cento.

Il bambino ha 

cento lingue

cento mani

cento pensieri

cento modi di pensare

di giocare e di parlare

cento sempre cento

modi di ascoltare

di stupire di amare

cento allegrie

per cantare e capire

cento mondi

da scoprire

cento mondi

da inventare

cento mondi 

da sognare.

Il bambino ha

cento lingue

e poi cento cento cento

ma gliene rubano novantanove.

La scuola e la cultura 

gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:

di pensare senza mani

di fare senza testa

di ascoltare e di non parlare

di capire senza allegrie

di amare senza stupirsi

e solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:

di scoprire il mondo che già c’è

e di cento

gliene rubano novantanove.

Gli dicono:

che il gioco e il lavoro

la realtà e la fantasia

la scienza e l’immaginazione

il cielo e la terra

la ragione e il sogno

sono cose

che non stanno insieme.

Gli dicono insomma

che il cento non c’è.

Il bambino dice:

invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi

 

1:30 ANDREA _ Cari edunauti, ben trovati! Abbiamo iniziato questa puntata con la lettura della poesia “Invece il 100 c’è” scritta da Loris Malaguzzi. Poesia e autore sono, infatti, l’una il manifesto, l’altro l’ideatore del Reggio Emilia Approach. Di cosa si tratta ce lo spiega Stefano nella sua scheda analitica. 

 

1:53 STEFANO _ Se di 100 è fatto il bambino, di 80 si compone la rete di nidi e scuole dell’infanzia, che ad oggi, anno 2021 in corso, implementa il Reggio Emilia Approach. Inoltre, va sottolineato il fatto che ci sono molti insegnanti che si formano con questo approccio per poi implementarlo all'interno della propria scuola dell'infanzia. Questa esperienza locale del territorio reggiano con il tempo è diventata globale, dato che si sta lavorando per la sua diffusione nei 5 continenti. Una storia che, come hai detto poc'anzi, nasce a Reggio Emilia negli anni ’70 grazie al pedagogista Loris Malaguzzi e ad un contesto sociale attento all’educazione delle nuove generazioni. Il Reggio Emilia Approach è una filosofia educativa che immagina il bambino come soggetto di diritti e dotato di enormi potenzialità, un essere che apprende attraverso i cento linguaggi e che cresce nella relazione con gli altri.

 

2:50 ANDREA _ Dunque, cerchiamo di commentare dal punto di vista pedagogico e di rendere intellegibile questa esperienza. I cento linguaggi dei bambini anzitutto. Si tratta ovviamente di una metafora con la quale Loris Malaguzzi ci dice in buona sostanza che la conoscenza viene costruita in modi diversi, con linguaggi diversi, appunto. E questo avviene anche nei primi anni di vita, anzi, soprattutto nei primi anni di vita. Compito del nido e della scuola dell’infanzia è quello di valorizzare tutti i linguaggi verbali e non verbali con pari dignità. Come si traduce questa considerazione teorica nel Reggio Emilia Approach? Beh, tre sono le componenti della didattica che, tra le altre, ci sembravano rilevanti. Allora Stefano, la prima: una didattica che si definisce cooperativa, collaborativa e laboratoriale.

 

3:40 STEFANO _ Proprio così, la collaborazione e l’interazione tra gli studenti si fa di gran lunga preferire alla lezione frontale. L’apprendimento non è trasmesso unidirezionalmente, quanto piuttosto costruito insieme, in piccoli gruppi. Il risultato è che i bambini si sentono responsabilizzati e, allo stesso tempo, sviluppano competenze sociali e imparano in altre parole a relazionarsi a loro modo con gli altri. Oltre ad essere cooperativo, l’apprendimento, come già anticipavi, è anche laboratoriale o meglio ancora, esperienziale. Ne sono esempio gli Atelier, dei veri e propri laboratori dove sperimentare i 100 linguaggi, ne citiamo due: l’Atelier Punti di Vista e l’Atelier Segreti della Carta. Nel primo caso parliamo di un Atelier fotografico proposto a bambini e ragazzi dai 6 anni in su, all’interno del quale si sperimenta il linguaggio fotografico attraverso diversi apparecchi, macchine fotografiche, smartphone, oggetti altri con i quali i partecipanti interagiscono. Lo scopo è di sperimentare, per l’appunto, cogliendo nuovi punti di vista per guardare la realtà. L’atelier Segreti della Carta, dal canto suo, si propone di scoprire in un senso più ampio, la carta stessa, un materiale comune, ma che ha la capacità di fare memoria, di porci interrogativi. E così la carta incontra l’acqua, incontra la creta, incontra la luce, oppure incontra microscopi, microfoni… al fine di innescare processi emotivi ed espressivi. Come questi, ve ne sono tanti altri, che vi invitiamo a scoprire direttamente sul sito. Si tratta, per chiudere, di una didattica attiva, piena di esperienze concrete e di compiti di realtà.

 

5:20 ANDREA _ Mi aggancio a queste tue ultime considerazioni, per introdurre il secondo componente della didattica che vogliamo sottolineare, ovvero, l’ambiente. Anche l’ambiente in questo approccio è educatore.

 

5:34 STEFANO _ A tal proposito Andrea credo sia bene ricordare che è di Montessoriana memoria l’importanza riservata allo spazio in educazione. Anche l’ambiente in cui i bambini sono immersi contribuisce positivamente oppure negativamente alla loro crescita. Leggo direttamente dal sito internet del Reggio Emilia Approach: “L’ambiente interagisce, si modifica e prende forma in relazione ai progetti e alle esperienze di apprendimento”. Ecco, abbiamo dunque degli spazi flessibili: apprendimenti diversi che richiedono ambienti diversi. Ambienti che, inoltre, devono essere studiati per permettere ai bambini di dialogare con loro, di scoprire nuove cose da loro e, in ultimo, di poterli trasformare. 

6:14 ANDREA _ Ecco Stefano riprendo la palla per esplicitare anche il terzo aspetto della didattica che a nostro avviso risulta importante sottolineare e riguarda il ruolo giocato dai genitori. L’apprendimento non avviene solo a scuola ma, nel Reggio Emilia Approach, deve riguardare anche la sfera familiare. L’obiettivo, appunto, è quello di sviluppare dal punto di vista delle competenze educative, una comunità educante consapevole e capace.

 

6:40 STEFANO _ Comunità educante siete anche voi che avete ascoltato questo podcast, vi consigliamo se siete interessati di consultare il sito internet del Reggio Emilia Approach oppure di contattare direttamente nidi e scuole dell’infanzia che hanno sposato questa filosofia educativa. Prima di lasciare parola ad Andrea per la chiosa finale riassumiamo il Reggio Emilia Approach dicendo che si tratta di una filosofia educativa per nidi e scuole dell’infanzia che si basa sulla concezione del bambino come essere dotato di grandi potenzialità e capacità di apprendere attraverso svariati modi. Per questo l’educazione è cooperativa e laboratoriale, e anche l’ambiente fisico di apprendimento e il contesto familiare, giocano un ruolo di facilitatori nel percorso di crescita del bambino.

 

7:25 ANDREA _ In chiusura parafrasando Loris Malaguzzi, ci sono 100 e oltre linguaggi per essere educatori migliori, speriamo che l’ascolto di questa puntata possa esserne uno anche per voi. Arrivederci alla prossima rete di scuole.

 

7:40 MICHELA _ Per ascoltare i prossimi episodi di “Scuole che cambiano” andate su www.edunauta.it dove poter navigare anche nella nostra Edumappa, un luogo virtuale dove trovare servizi educativi e scuole con cui attivare opportunità reali. Un progetto di Generas Foundation realizzato in collaborazione con Eduway,




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