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Flipped Classroom - La classe capovolta


Trascrizione


00:00 Michela_INTRODUZIONE Proviamo a pensare all’insegnamento capovolto, cosa ci viene in mente? Oggi raccontiamo della “Flipped classroom”, cioè “la classe capovolta”, una metodologia in cui il tradizionale rapporto tra insegnamento e apprendimento, e di conseguenza tra docente e studente, viene capovolto grazie a una didattica attiva. L’idea di base della “classe capovolta” è che la lezione diventi compito a casa, mentre il tempo in classe viene usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. A tutti gli effetti il flipping è una metodologia didattica da usare in modo fluido e flessibile, a prescindere dalla disciplina o dal tipo di classe. Per questo motivo vi racconteremo due esempi di “classe capovolta”: il Liceo “Melchiorre Gioia” di Piacenza, con i notebook acquistati dai genitori e i banchi a onda, e l’Istituto Comprensivo N. 9 di Bologna, che usa gli spazi atelier informatizzati con una connessione internet accessibile a tutti.

00:53 Martina _SIGLA Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.

01:17 Martina _APERTURA Dal punto di vista metodologico il modello di “classe capovolta” fa riferimento, da un lato, al pensiero di grandi pedagogisti quali Dewey, Montessori e Freinet, mentre dall’altro richiama l’educazione tra pari e il ribaltamento della lezione. Da qui, se in un percorso di scuola tradizionale in classe si ottengono le informazioni mentre a casa si fa esercizio e si studia, con la classe ribaltata avviene il contrario: a casa si ottengono cioè le informazioni, mentre il tempo in aula viene utilizzato per far lavorare attivamente gli studenti a partire da quanto hanno letto, sviluppando così un percorso di apprendimento attivo.

01:50 Michela _IDEA ALLA BASE Qual è l’idea alla base della “classe capovolta”? Se nell’approccio tradizionale la classe è incentrata sul docente, nell’approccio capovolto sono gli studenti invece ad essere al centro della classe e il tempo in aula viene usato per approfondire argomenti e lavorare secondo modalità che prevedono un ruolo attivo. Infatti, l’aula si tramuta in uno spazio di lavoro e di discussione, come una vera e propria comunità di apprendimento e di ricerca. Alcune esperienze di apprendimento attivo, ad esempio, sono: attività cooperative finalizzate a ‘mettere in movimento’ le conoscenze che gli alunni hanno acquisito; lavorare secondo il metodo del problem solving cooperativo; svolgere attività di tipo laboratoriale ed ’esperimenti didattici’ di attivazione delle conoscenze.

02:31 Martina _LE 4 FASI DI SVILUPPO Vediamo ora insieme le 4 fasi di sviluppo di questo modello. Nella prima fase troviamo le “Risorse digitali autoprodotte” che hanno una funzione di anticipazione e attivazione dell’apprendimento e dovrebbero avere un carattere sfidante per lo studente, cioè consentirgli di confrontarsi con qualcosa di nuovo e di più motivante. Il docente decide l’argomento da trattare e alcuni giorni prima dell’incontro in aula dedicato all’argomento può mettere a disposizione degli studenti delle risorse digitali – come audio, video o testo – in un repository, che può essere un ambiente di apprendimento online come, ad esempio, Moodle o uno spazio di Icloud storage come, ad esempio, Dropbox. Tutte le risorse digitali in questione possono essere reperite online o create ad hoc dal docente, e anche gli studenti, sempre con la guida del docente, possono contribuire ad incrementare questo database. La fase successiva è quella della “Predisposizione di una comunità di ricerca”, ovvero un ambiente di apprendimento orientato al problem solving e alla promozione di competenze. In classe andrebbe quindi privilegiata una variegata tipologia di attività didattiche quali attività collaborative, esperienze, dibattiti e attività laboratoriali che sono volte possibilmente alla produzione di un artefatto e quindi di un prodotto, che può essere una presentazione, un video o un podcast, che consenta agli studenti, secondo sempre una logica di learning by doing, di materializzare il processo di studio attivato nel lavoro a casa. Grazie al confronto sia tra pari, sia con il docente, l’aula diventa come una comunità di apprendimento e di ricerca attiva, cooperativa e collaborativa.

03:57 Michela La terza fase di sviluppo di questa metodologia è la “condivisione e presentazione dell’elaborato” che può essere magari depositato in un repository per le successive consultazioni, oppure reso disponibile anche all’esterno tramite, ad esempio, un sito web o un blog di classe; ciò consente di far emergere commenti e osservazioni e permette di documentare il processo di apprendimento, anche in vista di un successivo ritorno riflessivo sul lavoro svolto. La quarta ed ultima fase è “l’esplicitazione del lavoro svolto”. In questa fase il docente sostiene gli studenti che esplicitano i percorsi di apprendimento realizzato e si ritorna sui concetti ritenuti essenziali, sia per sottolinearli che per dare ulteriori indicazioni di approfondimento e di studio. In questo contesto, il docente non assume il ruolo di attore protagonista, ma diventa piuttosto una sorta di facilitatore, una sorta di regista dell’azione didattica.

4:45 Martina_CASI STUDIO Scopriamo ora insieme come la metodologia della “Flipped Classroom” è stata applicata nei vari istituti che hanno deciso di adottarla. Il primo liceo di cui vogliamo parlare è il “Melchiorre Gioia” di Piacenza. Quest’ultimo ha deciso di dotare ogni studente di un notebook, finanziato attraverso il contributo volontario delle famiglie. Il notebook viene consegnato a tutti gli studenti all’inizio del primo anno, che lo porteranno con loro fino alla Maturità. La disponibilità di un notebook per ogni alunno è funzionale non soltanto alla fruizione delle videolezioni nel tempo a casa, ma anche per il tempo che occupano a scuola, perché lo studente possa elaborare e condividere i documenti con i compagni e con l’insegnante. Inoltre, gli studenti hanno a disposizione dei banchi “a onda” che permettono di riconfigurare il posizionamento a seconda delle necessità all’interno dell’aula. Possono così adattarsi al lavoro individuale oppure a un lavoro in piccoli gruppi o in gruppi più numerosi ancora. Sono gli studenti stessi a decidere, in base al tipo di attività, come disporsi e soprattutto con chi disporsi. Si è scelto inoltre di ridurre il numero di verifiche per rispondere all’esigenza dei ragazzi di non voler lavorare sempre in un clima di urgenza valutativa, e quindi di un’ansia prestazionale, che finisce per produrre uno studio troppo veloce, intenso e poco sedimentato.

05:58 Michela Il secondo esempio invece è l’Istituto Comprensivo N.9 di Bologna, che ha deciso di utilizzare la metodologia della “classe capovolta” come conseguenza ed evoluzione di sperimentazioni di didattica attiva e cooperativa, utilizzate prima nelle classi primaria e secondaria di primo grado. Allora, descrivendo un attimo il contesto, l’istituto conta più di 800 studenti molti dei quali con BES oppure non italofoni. Ed è qui che la classe capovolta si inserisce molto bene con il suo concetto di inclusione, perché permette a ciascuno studente un metodo di lavoro che consente tempi diversificati in relazione al proprio processo e al livello di apprendimento. Il valore aggiunto del progetto in questa scuola è la presenza di atelier di fronte ad ogni aula della scuola secondaria di primo grado. Questo, oltre ad “estendere” l’aula, consente la flessibilità nella gestione dei gruppi classe, perché può essere utilizzato anche dagli studenti che non dispongono della connessione Internet a casa per svolgere le attività previste nella classe capovolta. La metodologia viene attuata in questo modo: si parte da un lavoro di acquisizione e di ricerca di informazioni che viene svolto a casa e che viene poi sviluppato a scuola in un circolo virtuoso e ricorsivo tra scuola e casa. Quindi l’insegnante fornisce inizialmente una scansione delle attività indicando il titolo e l’argomento, poi c’è una fase di acquisizione e analisi del materiale, che avviene autonomamente, poi il brainstorming a scuola e di nuovo a casa il lavoro prosegue, dove gli studenti analizzano altri materiali, sia in formato digitale, sia in formato cartaceo. E infine l’attività a casa avviene sì a distanza, ma anche in condivisione attraverso dei software cloud specifici. L’ultima fase è quella di verifica che avviene in classe, attraverso la narrazione e la presentazione delle infografiche da parte degli alunni di ogni singolo gruppo, intanto che i compagni assistono e partecipano in maniera attiva.

07:42 Martina_RIASSUNTO Ma quali sono i punti per cui adottare questa nuova metodologia? Una continuità di lavoro tra casa e scuola, che attiva così un circolo virtuoso tra i momenti formali e informali, sia a casa che a scuola. Una cultura dell’apprendimento attivo, più coinvolgente e motivante per i ragazzi che possono procedere al loro passo. Fare i compiti in classe poi dà all’insegnante l’esatta percezione delle difficoltà degli studenti e quindi dei loro diversi stili di apprendimento. Il tempo in classe è usato in modo più efficace e creativo rispetto allo schema tradizionale e, inoltre, l’uso della tecnologia è flessibile e appropriato per l’apprendimento del XXI secolo. Infine, secondo le teorie dell’apprendimento, il tempo in classe è utilizzato in modo più creativo ed efficace dello schema tradizionale.

08:25 Martina_SALUTI Oggi abbiamo scoperto insieme due esempi di “Flipped Classroom”, che potrebbero sembrare forse un po' troppo dispendiosi, ma ci teniamo a precisare che le applicazioni di questa metodologia sono infinite e non ci sono limiti alla creatività! Ti aspettiamo nelle prossime puntate!

08:39 Michela_SIGLA DI CHIUSURA Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative. “Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.


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