Edunauta- Sguardi agli Orizzonti Educativi
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Scegliere la scuola giusta #1 con Emily Mignanelli


Trascrizione


00:00 MICHELA

Come scegliere una scuola? Quali sono gli indicatori di qualità? E quali elementi ci possono guidare nella nostra ricerca?

Educare, esperienze, relazione, casa, scuola, territorio, osservare, apprendere, crescere, pensieri, progetti, programmi, regole, ascoltare, domandare, ricercare, didattica, disciplina, bisogni, errori, curiosità, talenti, emozioni.

 

Sono Michela e questo è “Orizzonti Educativi”, il podcast che dialoga con chi l’educazione la vive per estrarre consapevolezza dall’esperienza. E oggi esploriamo il pensiero educativo e alcuni strumenti pratici suggeriti da Emily Mignanelli.

 

00:36 MICHELA

Emily deve il suo nome ad Emily Dickinson. Ama sentirsi integra, inventare, creare, progettare e scrivere cercando di raggiungere la migliore combinazione linguistica che tenga assieme verità ed emozione. Poi fa anche alcune cose nella vita, come la maestra, la pedagogista, collabora con l’università e con una casa editrice scolastica. Scrive libri, cura un blog e fa formazioni offrendo consulenze individuali e sostegno educativo per gruppi di genitori e nonni. Nel 2009 ha fondato “Lilliput”, un’associazione che si occupa di educazione attiva. Eccoci Emily, ben trovata!

 

01:11 EMILY

Ciao ciao Michela!

 

01:13 MICHELA

Ciao! Grazie per essere qui oggi con noi.

 

01:15 EMILY

Grazie a voi!

 

01:16 MICHELA

E oggi parleremo di come scegliere una scuola di cui essere soddisfatti, non una scuola perfetta, ma quella con cui sentiamo una certa sintonia, una risonanza sufficiente e, quando scegliamo una scuola per i nostri figli poi, tendenzialmente, vorremmo essere soddisfatti, ma spesso non sappiamo come raccogliere informazioni, quali domande porci, quali domande porre. Allora, oggi, insieme a te vorrei proprio attraversare questi elementi per accompagnare i genitori, ma anche gli insegnanti che ci ascoltano, ad organizzare quanto meglio possibile questo tipo di comunicazione, affinché alla fine siamo tutti soddisfatti. E vorrei iniziare ponendo, comunque in generale, una domanda a un genitore che ci sta ascoltando e chiedendogli: “Quali sono tre, quattro elementi più importanti per tuo figlio, per tua figlia e per la storia della famiglia nella scelta di una scuola#”, e per rispondere a questa domanda generale potrebbero venire in aiuto domande minori come: “Quali interessi ha mio figlio? Quali passioni? Quali caratteristiche potrebbero trovare riscontro in una scuola particolare, che potrebbe corrispondere a queste caratteristiche?” e se: “Per lui è meglio una scuola e un ambiente più strutturato?” oppure “Più aperto e laboratoriale? E perché?”. E se: “Per lui o lei è meglio un contesto di apprendimento più performante e competitivo piuttosto che uno con attenzioni al gruppo e alla collaborazione?”. E anche domande più pratiche: “Quanto sono disposto a percorrere ogni mattina per accompagnare mio figlio a scuola?”. E poi in Italia c’è anche da considerare il tema scuola pubblica, scuola privata e quindi giudizi o pregiudizi che uno ha sull’argomento. E per finire un altro elemento da tenere sempre in campo è anche quello di considerare il percorso passato del genitore, quanto questo può condizionare o meno nella scelta della scuola per il proprio figlio.

 

Ecco, una volta compresi questi punti Emily, che invito comunque a guardare da diverse angolature, è importante capire quali opportunità oggi abbiamo in Italia e quindi ti chiedo per favore di accompagnarci in una breve panoramica del mondo scuola, oggi.

 

03:31 EMILY

Allora, oggi il mondo scuola è veramente molto variegato. Abbiamo un menù pieno di tantissimi piatti e qui potremmo aprire veramente un grande capitolo, che non apriamo rispetto alla nascita della scuola, ma che sarebbe molto interessante per capire il valore che noi diamo alla scuola statale. Faccio un’attimo…

 

03:48 MICHELA

Potremmo fare un podcast su questo!

 

03:50 EMILY

Esatto! Faccio un attimo una digressione perché, effettivamente, io quando ho iniziato a affacciarmi al mondo della scuola, l’ho fatto prestissimo facendo un figlio a 19 anni, quindi chiedendomi: “Adesso dove lo mando?”. E sentivo una grande avversità, una forte avversità verso le scuole private, e ho cercato di capire da dove questa arrivasse, perché io fossi arrivata a costruire un certo tipo di pensiero. Da dove nascono le scuole private, perché nascono le scuole private, perché lo Stato si è preso la scuola in mano… quindi veramente ci sarebbe tanto da dire! Per cui sorpassiamo un attimo la questione storica dove dovremmo mettere prima le scuole religiose, ma mettiamo le statali. Oggi le scuole statali hanno all’interno tantissime sfaccettature diverse, da quelle che hanno un’impostazione fortemente tradizionale e con tradizionale intendo un’impostazione che non si è mai andata particolarmente a rinnovare, a rivedere: dove possiamo trovare degli spaccati un po’ da “Il romanzo d’un maestro” di De Amicis; a scuole che, invece, pur stando all’interno del panorama statale hanno all’interno delle sperimentazioni particolarmente all’avanguardia. Quindi, solitamente sono delle classi dove vengono portati avanti dei progetti particolari, dove viene messo al centro il bambino, dove viene messa al centro l’esperienza, dove si vanno a creare delle piccole azioni sovversive rispetto a quella che è la nostra idea della scuola statale come l’eliminazione dei voti, l’eliminazione dei libri di testo…Mi vengono in mente delle scuole che producono loro i libri di testo, quindi c’è veramente un po’ di tutto. E per cui la scuola statale, pur essendo quella che apparentemente è il contenitore più grande e l’incubatore maggiore di quelle che possono essere le offerte proposte, poi all’interno ha tante diversità, tante quante sono gli insegnanti. Perché di fatto quello che avviene nella scuola statale è che la grande differenza la fa la persona che porta avanti quella classe, che conduce quel piccolo gruppo. Poi ci sono le scuole, come dicevo, religiose. A volte ci sono delle scuole religiose che hanno uno stampo religioso in partenza, che si aprono, si affacciano verso altre opportunità. Per esempio conosco delle scuole che, nella facciata sono scuole religiose, quello che avviene dentro sono delle sperimentazioni pazzesche. Quindi, nonostante come pregiudizio molte persone ne stiano distanti, a volte io invito invece ad andare a chiedere, informarsi, perché possono nascondere dei piccoli tesori. E una volta tolte queste due che sono le maggiori, ci sono ovviamente le scuole private, che per numero tendono a essere più presenti, più ramificate, all’interno di quelle che sono delle metropoli, delle città grandi. Io vengo dalla provincia nelle Marche e qua scuole private ce ne sono veramente pochissime, le conti, bastano una mano per una provincia intera. Cosa che invece in una città, penso, come Milano, forse siano anche non solo diffuse, ma proprio accettate, riconosciute, completamente integrate nel panorama educativo. Qua da noi, queste sono scuole che, invece, ancora sono appannaggio di pochi eletti, anche magari persone che potrebbero permetterselo ne stanno alla larga perché portano con sé un pregiudizio sociale. Queste che sono le prime tre che saltano all’occhio, poi in realtà lasciano il passo a quelle che sono tutte le scuole emergenti, che in questo momento sono prevalentemente: scuole nei boschi, scuole parentali e piccole esperienze di homeschoolers, che sono genitori che si sono messi insieme e hanno deciso di provare a creare delle esperienze educative condivise. Allora le scuole nei boschi, che hanno una derivazione di quello che è tutto un filone di educazione in natura, di pedagogia del bosco, che deriva soprattutto al nord Europa e in Italia si sono ramificate con particolare intensità da quando è stato aperto l’asilo nel bosco di Ostia Antica, e quindi con tutta la loro diffusione e la loro comunicazione hanno aperto le porte a moltissime altre realtà. In realtà dietro la parola Asilo nel bosco poi non è che si cela, si nasconde un vero e proprio approccio, perché loro hanno la loro identità pedagogica, ma poi tutti quelli che hanno aperto ne hanno costruita una propria. Quindi a volte è difficile capire esattamente cosa avviene dentro queste scuole e bisognerebbe proprio andare, parlare, capire per cercare di cogliere l’essenza dell’identità di quel progetto e non lasciarsi attrarre come specchietto per le allodole da quello che può essere una parolina magica, che magari noi abbiamo riempito del nostro contenuto. Poi, dicevo, ci sono le scuole parentali. Le scuole parentali, in realtà, sono scuole aperte da insegnanti, da pedagogisti, da professionisti di solito dell’educazione, che sfruttano quella che è l’articolo 33 della Costituzione che permette ai genitori di prendere decisioni in merito all’educazione dei loro figli in ambito familiare, che però poi decidono di affidare l’educazione ad altre persone. Cioè io genitore mi avvalgo dell’articolo che mi permette di fare educazione parentale, ma poi non lo faccio perché non ne ho o le risorse o le energie o la voglia, e allora affido questo incarico, delego altre persone, professionisti a fare questo. C’è una conduzione comunitaria molto molto forte ed è questo che un po’ le identifica solitamente. Infatti, quando si sente parlare di scuole parentali, si sente parlare moltissimo di comunità educante, comunità educante, perché c’è questa grande alleanza tra insegnanti e genitori, che insieme lavorano per la costruzione di una nuova scuola, nel riconoscimento reciproco dei ruoli e nella necessità reciproca di una collaborazione, un dialogo, anche molto attivo; non solo parliamo dell’educazione, ma c’è da pitturare la scuola, chi lo fa. Poi, dicevo, ci sono i gruppi degli homeschoolers, i gruppi degli homeschoolers sono genitori che aprono piccole realtà, solitamente… Allora sia nella prima, seconda, ma anche in questa terza categoria, moltissimi sono dei gruppi informali. Quindi è anche difficile poi trovarli, riconoscerli, perché in qualità di gruppi informali tendono un po’ a vagare nell’ombra. Non sono ufficializzati, non fanno pubblicità e quindi magari li scopri per il passaparola. I gruppi degli homeschoolers sono genitori che spesso utilizzano proprio questa formula del gruppo informale, quindi non hanno un’associazione, nessuna struttura formale alle spalle, amministrativa, e sono dei gruppi di genitori che condividono l’importanza di fare homeschooling e quindi prendere in carico la responsabilità scolastica dell’istruzione dei loro figli, ma poi rendendosi magari conto, credendo nell’importanza comunque di una socializzazione, creano dei piccoli consorzi, dove i bambini riescono a stare con altri bambini e i genitori sono gli insegnanti dei bambini a turno. Questo di solito lo fanno o in strutture, non di fortuna, però delle strutture itineranti, quindi stanno un giorno da una parte, un giorno da un’altra. Quindi non hanno un vero proprio spazio fisico o, se ce l’hanno, a volte potrebbe essere la casa di qualcuno che magari mette a disposizione uno spazio. Quindi sono delle scuole non scuole, però esistono anche queste ed è importante sapere di cosa stiamo parlando in modo tale che uno riesce, ecco, ad orientarsi meglio, perché io mi rendo conto che un genitore che oggi si avvicina a una scuola che fuoriesce dalla prima tipologia di quelle più riconosciute, come dicevo la scuola statale, le scuole private e le scuole religiose, poi tutto quello che sta dall’altra parte è all’interno di un grande calderone, non si capisce cos’è, cosa non è, come funziona… Però ha le sue sottocategorie, ecco.

 

11:28 MICHELA

Grazie Emily! Tra l’altro molte di queste realtà che tu citi, stanno cercando in qualche modo di organizzare delle loro reti di riferimento. E come reti intendo anche poi dopo canali di comunicazione quali possono essere pagine Facebook, siti internet. Certo c’è un bel ricercare per chi si vuole approcciare. Tant’è vero che appunto poi trovare queste scuole non è così semplice, per chi vuole cercare un’educazione alternativa a quella tradizionale, ma anche trovare, capire quali sperimentazioni sono in atto dentro le scuole che tu all’inizio hai citato, pubbliche o private o religiose, veramente è complesso. In realtà, rispetto a tanti anni fa, siamo molto avvantaggiati noi genitori, da un certo punto di vista, perché una volta non esisteva neanche un elenco delle scuole e sto parlando di una volta, ma di 50-60 anni fa, forse un po’ di più, però non tanto di più. Adesso, invece, on-line il Ministero ha pubblicato questo sito cercalatuascuola.istruzione.it dove puoi individuare intorno a te quali sono le scuole pubbliche o private che ci sono, e sono pubblicati spesso i POF, che sono però illeggibili forse, almeno, per i non addetti ai lavori ed è molto difficile decifrarli. Quindi chiedo a te di accompagnarci a dei criteri di ricerca che tu puoi, nella tua esperienza, ritenere anche snelli e semplici, per un genitore che vuole consapevolmente ricercare e sceglie una scuola che sia in linea con i propri valori. Quali opportunità ho di ricerca? Come e cosa raccogliere nel vasto mondo on-line e off-line che oggi abbiamo? Grazie.

 

13:02 EMILY

Si, allora questa è una domanda molto interessante, perché effettivamente al grande numero di esperienze educative che ci sono non corrisponde una fluidità nel riuscire a trovarle, nel riuscire ad orientarsi per cogliere informazioni. Per riuscire ad avere informazioni credo che dovremmo un po’ dividere tra le informazioni formali e le informali, e alcune sono un po’ a metà, in bilico. Le formali, come hai detto tu, ci sono ecco i siti istituzionali, c’è anche questa opportunità del Ministero di riuscire a trovare la scuola e ci sono i vari siti degli istituti scolastici con tutti i documenti, però, effettivamente, quelli sono degli strumenti che sono un po’ ostili a una reale comprensione, perché poi tu lì hai delle informazioni molto formali, delle informazioni molto di facciata, delle informazioni molto di struttura, okey, però di fatto non hai nessuna idea di come tutte quelle parole vengono messe in pratica. È come dire: “È vero le scuole statali si devono rifare alle indicazioni nazionali per il curricolo che è un testo meraviglioso, il testo più poetico che c’è, che veramente bisognerebbe cospargere di oli profumati tutte le persone che l’hanno scritto e ringraziarle all’infinito. Ed è il testo che per legge le insegnanti dovrebbero conoscere e rispettare”. Quindi, così anche i POF che tu hai citato, che adesso mi sembra che si chiamino PTOF, tipo come si chiamava quel personaggio su Topolino che metteva… C’è il PTOF che è il Piano Triennale dell’Offerta Formativa che non viene poi redatto neanche da tutti gli insegnanti. Quindi non è davvero la misura di quello che avviene in una scuola, adesso un attimo per dare delle indicazioni a chi ascolta perché magari io e te ci stiamo capendo. Lo Stato, il Ministero ha eliminato i programmi e quando ha eliminato i programmi ha detto: “Ok, però noi dobbiamo dare delle linee guida e quindi creiamo queste Indicazioni Nazionali Per Il Curricolo per la fascia della scuola dell’infanzia, la scuola primaria di primo e secondo grado, quindi le elementari e le medie, dicendo quelli che sono gli obiettivi e le competenze da raggiungere al termine della terza elementare, della quinta elementare, e della terza media”. E quando loro hanno prodotto questo testo che era quello di cui parlavo prima, entusiasmante, bellissimo, poetico, romantico, dici sì voglio esattamente questa scuola, hanno poi creato la legge sull’autonomia scolastica dicendo: “Allora, cari istituti, cari insegnanti, questo è quello che noi diciamo che voi dovete riuscire a raggiungere. Poi ognuno di voi, ogni vostro istituto può declinare questo tipo di obiettivo finale in delle pratiche specifiche che ben si accordano con la vostra visione, col vostro modo di procedere, quindi siete liberi, siate creativi!”. Allora, che succede poi? Che all’interno dell’Istituto nasce il comitato di quelli che scrivono il PTOF. È un documento molto formale dove, ecco, vengono riprese le indicazioni ministeriali, viene dichiarato come loro intendono l’offerta formativa, per i vari livelli, quelli che sono i progetti in corso. Però, io credo che nessun genitore davvero se lo vada a leggere per scegliere una scuola. E o anche se lo andasse a leggere, non credo che sceglierebbe la scuola per quello che c’è scritto lì. Quello è un documento più formale che altro. Se io dovessi guardare qualcosa all’interno di quello che è un sito istituzionale, il sito di un istituto scolastico, andrei a cercare “Il patto di corresponsabilità con le famiglie” e i progetti passati che hanno fatto, con la documentazione che hanno prodotto. Alcune scuole, dove c’è veramente un lavoro importante, hanno proprio il piacere a mostrare quello che fanno, ma è anche ovvio che sia così. Se io faccio qualcosa di alta qualità, di alto valore, che mi piace, in cui credo, io non vedo l’ora di mostrarlo. E quindi andando a spulciare nei siti si trovano tutti questi vecchi progetti che loro hanno realizzato con le foto dei lavori, le foto dei bambini, le descrizioni delle narrazioni… e il patto di corresponsabilità dove viene dichiarato cosa gli insegnanti si impegnano a fare rispetto ai genitori e cosa chiedono ai genitori. E lì quindi avete un po’ la misura di quella che è l’idea di un’alleanza educativa, o di una distanza tra due mondi che si incontrano sulla porta e poi a un colloquio ogni tanto. Poi, invece, dal punto di vista informale noi possiamo avere come documentazioni quelli che sono: i commenti, le condivisioni e le opinioni degli altri e delle persone che magari hanno frequentato quella scuola, o che stanno in quella scuola, informazioni che io prenderei sempre molto, molto, molto con le pinze, perché della stessa scuola, della stessa esperienza c’è sempre chi ne racconterà di storie meravigliose, chi invece cercherà di distruggere tutto. Perché questo poi risponde a quella che è una dinamica personale, familiare. Ogni volta che noi mandiamo un figlio a scuola abbiamo un’attivazione psichica antica, perché stiamo ritornando noi nel nostro flashback di quando andavamo a scuola, stiamo andando noi a rivedere in quell’insegnante le nostre figure di riferimento, il valore che diamo all’autorità, il valore che diamo alla disciplina, cioè ricadiamo in quella che è un’ottica di ideologie molto personali e di vissuti che hanno costruito quelle ideologie. E poi, nel mezzo tra le fonti formali e quelle informali ci sono quelle che stanno un po’ in bilico, a metà ci sono quelle che sono le pagine social. Le pagine social non sono proprio, proprio formali, non sono proprio, proprio informali, però c’è quella via di mezzo e lì si trovano tante informazioni. Perché nelle pagine social, che sono Instagram, che sono Facebook, principalmente queste due utilizzano le scuole, voi andate un po’ a toccare con mano cosa succede in quella scuola.

 

18:57 MICHELA

Grazie Emily! Quale genitore non vorrebbe diventare una mosca per vedere cosa succede quando i propri figli sono a scuola! E per chi volesse approfondire ancora questi argomenti: quindi le diverse opportunità e i filoni educativi oggi presenti nel panorama italiano, sia a livello pubblico, che privato, che delle scuole emergenti, sul sito di Edunauta, edunauta.it, da novembre 2021, sarà pubblicata una mappa completa narrata delle reti educative oggi presenti nel panorama italiano con una spiegazione semplice e concisa dei diversi metodi e approcci applicati.

Voglio anticipare però qui alcune di queste reti su cui è possibile fare un pochettino di ricerca.

A livello pubblico, ad esempio, abbiamo la rete delle Scuole Senza Zaino, il cui ideatore, si ispira alla pedagogia Montessoriana e al costruttivismo, per creare un approccio sperimentale all’interno della scuola pubblica, e possiamo trovare maggiori informazioni su www.senzazaino.it dove c’è anche l’elenco delle scuole che aderiscono alla rete.

A livello, invece, privato e religioso abbiamo, ad esempio, la rete dei salesiani per la scuola, oggi in molto casi sono noti per la qualità didattica e l’attenzione educativa, e su di loro possiamo approfondire sul sito www.cnos-scuola.it 

E infine, per le scuole emergenti, abbiamo ad esempio gli asili nel bosco che ha citato anche Emily, dove sul sito www.asilonelbosco.com si trova una mappa dei diversi asili aderenti alla rete, con i contatti e i nomi dei referenti per poter approfondire singolarmente poi l’orientamento pedagogico e didattico di quello eventualmente più vicino a casa nostra, come giustamente ci suggeriva Emily.

 

20:43 MICHELA

Quindi, cosa aspetti ancora? Conoscere è il primo passo per poter scegliere davvero. E ora hai a disposizione sia una mappa del panorama italiano che alcune indicazioni chiare per saperne un po’ di più. Puoi scegliere anche di approfondire a partire dai social, dai siti delle scuole a te più vicine, oppure andare a curiosare nelle reti delle scuole sperimentali. Così conoscendo un po’ di più, poi è possibile scegliere meglio.

 

E voglio condividere infine un libro, che ha scritto Emily e che mi è piaciuto molto, e si intitola “Hundreds of Buddhas. Viaggio intorno al mondo alla ricerca di nuovi paradigmi educativi”, dove Emily racconta in modo divertente e anche appassionato la sua esperienza all’interno di diverse scuole, tra le più particolari e innovative, da est a ovest del mondo. Quindi viaggiando dall’India agli Stati Uniti, intreccia un’esperienza di vita ed una riflessione sul tema dell’istruzione e dell’educazione. Quindi, un libro molto interessante ma anche che commuove oltre a informare, facendoci fare il giro del mondo in scuole dagli approcci diversissimi, dove possiamo veramente aprire interessanti orizzonti su cosa vuol dire educare ed essere genitore. Ecco, Emily, vuoi aggiungere qualcosa? Qualche altro suggerimento?

 

22:00 EMILY

No, penso che ne abbiamo dati parecchi, e già se si riuscisse in tutti questi… Ringrazio tanto i genitori che si stanno mettendo in discussione, perché è grazie a ogni genitore che si informa, ogni genitore che cerca qualcosa di diverso, che davvero possiamo insieme cambiare il panorama educativo. Cioè, senza i genitori la scuola non cambierebbe mai.

 

22:21 MICHELA

Grazie Emily, grazie davvero per tutti questi spunti, per questo bellissimo dialogo.

 

22:25 EMILY

Grazie a te!

 

22:27 MICHELA

Nel prossimo episodio approfondiremo con Emily alcuni suggerimenti e possibilità per trarre il meglio dagli incontri tra scuola e famiglia. Per continuare ad esplorare insieme a noi gli orizzonti della relazione educativa con i prossimi episodi su www.edunauta.it, un progetto di Generas Foundation, post produzione audio di Erazero.




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