Scegliere la scuola #3: dipende tutto dalla fortuna di trovare un bravo insegnante?

Scegliere la scuola #3: dipende tutto dalla fortuna di trovare un bravo insegnante? con Emily Mignanelli

00:00 MICHELA

Come possiamo davvero essere soddisfatti della scuola che abbiamo scelto per i nostri figli? Dipende solo dalla fortuna oppure possiamo prendere la sorte nelle nostre mani?

 

Educare, esperienze, relazione, casa, scuola, territorio, osservare, apprendere, crescere, pensieri, progetti, programmi, regole, ascoltare, domandare, ricercare, didattica, disciplina, bisogni, errori, curiosità, talenti, emozioni…

Sono Michela e questo è “Orizzonti Educativi”, il podcast che dialoga con chi l’educazione la vive per estrarre consapevolezza dall’esperienza e oggi esploriamo il pensiero educativo e alcuni strumenti pratici suggeriti da Emily Mignanelli.

 

00:37 MICHELA _ Emily ha pubblicato due libri, scrive un blog e ha fondato una scuola. Si muove nel filone dell’attivismo pedagogico, della psicogenealogia e del buonsenso. Non cerca successi, ma chiavi di lettura sociale ed esistenziale. Non sposa nessun metodo, ma cerca di coglierne in ciascuno possibilità di attuazione odierna, senza fingere di non vederne le criticità. Oggi è insieme a noi per scoprire cosa considerare e valutare nella scelta della scuola di cui essere soddisfatti. Infatti, come lei stessa scrive nel suo sito corallo.lilliput.land: “La scelta di una scuola può modificare il corso della vita di un bambino, impattando sulla sua identità in maniera indelebile.” Eccoci qui, ciao Emily!

01:24 EMILY

Ciao ciao Michela!

01:26 MICHELA

Ciao! Grazie per essere qui oggi con noi.

01:28 EMILY

Grazie a voi!

01:29 MICHELA

Voglio iniziare da un’affermazione che diamo tutti per scontata e che normalmente è condivisa e che è “Andare a scuola è importante”. Ok, andare a scuola è importante, ma “Perché è importante?” e “Cosa è importante che troviamo a scuola?”. Andare a scuola è importante magari per molti perché a scuola si impara, è la prima risposta normalmente che viene data a questa domanda. Ma “Che cosa impariamo?” e “Come impariamo?”. E’ vero, impariamo le materie storia, matematica, e così via… Ma impariamo solo questo? Oppure impariamo anche a relazionarci, a collaborare, a rapportarci con l’autorità, a riconoscere i nostri punti forti, i nostri punti deboli, chi siamo, cosa vogliamo dalla vita. Impariamo, in realtà, tantissime cose. E allora, forse, è proprio importante, così come è importante andare a scuola, che anche i genitori riconoscano che cosa per loro è importante e fondamentale trovare nella scuola che stanno cercando per i propri figli. Che cosa voglio trovare dentro quella scuola? Tu, che cosa vuoi trovare dentro la scuola per tuo figlio? Quali sono gli ingredienti? Possono essere davvero tantissimi e dipendono dai valori e dalla storia della famiglia, ma riporto qui giusto per via esemplificativa, giusto un paio di questi elementi, partendo da me, da che cosa è importante per me. Per dare un’idea, ma davvero si può spaziare. E per me, ad esempio, è importantissima la dimensione della relazione, quindi che mia figlia impari a relazionarsi e a collaborare con gli altri. Vorrei sapere, allora, nell’organizzazione della didattica, quanto spazio viene dato al lavoro di gruppo e quali sono le modalità con cui viene realizzato, e come ad esempio viene gestito il conflitto, ecco. Oppure, un altro elemento importante per me è che mia figlia apprenda non soltanto da libri di testo in cui vengono date delle risposte a priori, ma che apprenda partendo anche da una sua ricerca, da una sua esplorazione delle cose, della vita, della realtà. E, quindi, chiederei a quella scuola, che tipo di corrispondenza trova con l’organizzazione della didattica questo elemento.

 

In generale, c’è questo pensiero condiviso e diffuso tra genitori che bisogna capire chi è l’insegnante, e che tutto dipende poi da questo insegnante, che tra l’altro non è semplice sempre capire chi è. Perché ci sono diverse barriere in realtà che le scuole stesse mettono, anche per problemi, per carità, legittimi. E quindi volevo chiederti un approfondimento proprio su questo aspetto, cioè: “E’ sempre vero che molto dipende dall’insegnante? Perché? E quando non è vero, perché non è vero? E come possiamo distinguere quando è così, e quando non è così? E come sorpassare le eventuali barriere, dove è possibile sorpassarle…”.

04:19 EMILY

Si, allora, per rispondere alla prima domanda, secondo me si è vero che molto dipende dall’insegnante. È anche vero che più la realtà è piccola, più l’identità pedagogica del progetto è forte e c’è un’interscambiabilità delle persone. Sì, qualcuno può essere più competente o meno, però tutti mantengono una stessa linea, quindi se penso a una scuola religiosa, se penso a una scuola privata, se penso a una scuola di queste parentali, di queste non statali che, come le vogliamo chiamare? Gli diamo un nome per…?!

04:53 MICHELA

Guarda, la maggior parte di queste scuole sono in realtà nate dentro organizzazioni non profit, o sbaglio? Dentro associazioni, quindi possiamo chiamarle scuole non profit?

05:03 EMILY

Vai, scuole non profit, perfetto! Quindi, nelle scuole non profit, di solito, anche c’è un’identità pedagogica molto forte. Questo significa che è vero che l’insegnante può fare la differenza, ma in maniera sempre dipendente da quello che è il progetto. Cioè, è il progetto che è il cuore di quello che succederà, che ha il quartier generale, ecco, di quelle che sono poi le proposte, le attività, perché il basso numero di insegnanti, il basso numero dei bambini consente un monitoraggio, una formazione di gruppo, un lavoro di équipe molto più forte. Nelle scuole statali, invece, è molto più vero che è l’insegnante che determina la qualità educativa. Infatti, una delle cose che si sente più dire è: “Sono stato fortunato!”. Che l’educazione di tuo figlio dipenda dalla dea bendata, da un caso fortuito, è qualcosa che secondo me noi non dobbiamo più accettare.

05:55 MICHELA

È proprio così. Bisognerebbe cercare di ridurre consapevolmente quanto più possibile questo scarto, in realtà per ridurlo bisogna farlo insieme, genitori e scuole e personale scolastico. Invitiamo chi ci ascolta ad agire in questa direzione.

06:09 EMILY

Assolutamente! Io una cosa che spesso invito a fare le famiglie, apro una piccola parentesi, è chiedere e pretendere sempre risposte. Noi come genitori dovremmo pretendere risposte, chiedere colloqui, e dire: “Mi motiva pedagogicamente perché sta facendo queste cose?”. Io devo avere risposte, lei comunque indipendentemente dalle azioni, dalle motivazioni che l’hanno spinta verso quella direzione, in questo momento ha la responsabilità educativa di mio figlio, quindi avrà un impatto potentissimo sulla sua vita. Io dico sempre, noi non siamo gli insegnanti, noi siamo “i segnanti”, coloro che segnano i bambini. E un insegnante può salvarti o seppellirti. Io genitore, se vedo che ho l’insegnante da “pompe funebri” bisogna che vado un po’ a richiedere delle risposte. Perché a volte sono le mie domande che attivano dei processi di riflessione.

 

06:59 MICHELA

Sì, voglio proprio sottolineare questa opportunità che tu adesso stai fornendo, e anche una sfida che è quella del timore di molti genitori di, per questo motivo, mettere in difficoltà il proprio figlio.

07:12 EMILY

Sì, ma poi sai questa cosa che è una paura antica che moltissimi hanno, che è: “Tanto se parlo non cambia niente, e se parlo poi l’insegnante si rifà su mio figlio…” quello è assolutamente un’esperienza che noi abbiamo provato infantile: quando entriamo in scuola, rientriamo col nostro vissuto. Siamo noi che abbiamo incorporato l’informazione che se ci ribelliamo all’insegnante, l’insegnante si rifà su di noi. Ma noi adesso siamo adulti e la faccenda cambia. Anche perché da insegnante vi posso dire che non è esattamente così, anzi! Se un genitore viene, pretende delle risposte, gli insegnanti sono molto più cauti nel trattare quel bambino. Non che sia d’accordo con questa modalità, perché tu devi essere cauto a prescindere e non perché hai paura del genitore. Però, se arriva un genitore che inizia a pretendere, pretendere ma è dolcemente, perché non deve essere una pretesa feroce, ma semplicemente a chiedere, a manifestare, esercitare la propria parte di corresponsabilità, perché è anche un atto di responsabilità chiedere: dove io vengo e mi informo e cerco di capire cosa sta succedendo. Non è solo per cambiare la scuola, è anche per prendermi la mia porzione, in rispetto a tutto il processo di istruzione. E, quindi, a volte, chiedere, invece, io ho visto che fa dei piccoli miracoli, perché ci sono degli insegnanti che magari delle domande non se le sono fatte mai, perché se nessuno mi va mai a grattare quel punto e l’intonaco che sta venendo giù, io manco mi sono accorto che c’era. Se nessuno mi chiede mai: “Ma perché tu dici bravo ai bambini? Ma perché gli dai i voti? Qual è la motivazione pedagogica didattica? Qual è il processo psichico che attivo nei bambini?” e lì potrei anche dire: “Oh, non lo so! Adesso mi informo” e magari inizio a farmi delle domande, dico: “Ma lo sai che mi hai aperto una porta interessante?”. Non sempre il genitore che viene lo fa per molestare l’insegnante, e viene lì con un atto veramente di collaborazione, alleanza. Poi, ovvio, c’è anche quello – perché magari ci stanno ascoltando gli insegnanti che dicono: “Non è vero!”. C’avete ragione – ci sono anche quelli che vengono veramente in maniera molesta, come genitori. Genitori che spostano tutto il focus della loro vita sui figli, che quindi hanno bisogno di figli performanti, insegnanti performanti, ma questo è un altro capitolo. Ma ritornando ai genitori chiedete sempre, assolutamente! E rispetto alla scuola statale che dicevi, non sempre è facile trovare l’insegnante, è vero. Perché comunque se la differenza la scuola statale la fa l’insegnante, è anche vero che spesso l’insegnante non si sa fino a una settimana prima chi è. Io sto nelle graduatorie d’istituto, quelle statali mi sono praticamente cancellata anni addietro, per una scelta mia personale. Però continuando a stare nelle graduatorie d’istituto mi arrivano le convocazioni, la convocazione ti arriva veramente una settimana prima dell’inizio della scuola. Quindi, quando gli istituti dicono che non possono farti conoscere l’insegnate, spesso è perché davvero non si sa assolutamente chi è. Ho fatto una volta un incontro con l’insegnante della scuola statale delle medie che mi ha detto: “Io ho saputo tre ore prima che dovevo entrare in classe, non sapevo neanche cosa dovevo insegnare! Ma figurati tu, ma cosa dovevo fare io con questi bambini? E quindi, poi, quando ero lì mi è partito l’embolo di dover pretendere autorità e sono stato sgradevole con loro”. E dopo un paio di mesi gli ha chiesto scusa, okey? Si è reso conto. Però, a volte, questa velocità, questa eccitazione nel dover prendere degli strumenti, cogliere informazioni quando non sai chi sei, dove sei, cosa devi fare, può portare a una qualità non molto, molto alta…

10:46 MICHELA

Gli stessi insegnanti sono posti in delle condizioni difficili, non c’è un terreno favorevole…

10:52 EMILY

Esatto! Quindi questo va compreso, non accettato, né giustificato. Però se io so che quella è la situazione, magari aspetto un attimo, un paio di settimane che si assesta tutto, poi inizio ad andare a parlare e a chiedere. Un’altra cosa, invece, però che si può sapere rispetto agli istituti perché di base non ve lo dicono chi sono gli insegnanti, ma è anche vero che se ci sono degli insegnanti di ruolo, pensiamo alle elementari, l’insegnante di ruolo in quinta elementare sarà automaticamente quella che prenderà la prima elementare. Quindi questo è un piccolo trucchetto che se voi chiedete: “Chi prende la prima? Ah non lo sappiamo chi è l’insegnante…”, però voi potete andare a chiedere: “L’insegnante di quinta elementare è di ruolo?” “Sì”, perfetto, “Come si chiama?” allora, magari, da lì riuscite un po’ a risalire la cascata.

11:34 MICHELA

Si in realtà di quarta, perché poi se te non ti muovi con… ormai un annetto di anticipo, rimani fuori dal processo burocratico perché come genitori il momento dell’iscrizione è sempre, un po’ anticipato. E un’altra cosa, mentre ti ascoltavo, mi è venuto in mente di alcuni genitori che non si sentono in grado, competenti per andare dall’insegnante a chiedere: “Scusa, ma qual è il riferimento pedagogico-didattico, il pensiero, insomma, educativo dietro a quest’azione, dietro a quest’attività, dietro all’impostazione delle lezioni?”. Perché non conoscono questo argomento, non conoscono di pedagogia, non conoscono di didattica. Mi viene un po’ da rassicurare che si può conoscere strada facendo, nel senso che iniziando a chiedere all’insegnante tu prendi una risposta che ti viene data per buona e poi se vogliamo interessarci … compriamo un libro se proprio vogliamo interessarci tanto, cerchiamo su YouTube dei video su quell’argomento oppure cerchiamo su internet quegli strumenti didattici e incominciamo a capirci qualcosa. E poi nel tempo saremo sempre anche noi più competenti, perché anche questa è una responsabilità che ci possiamo prendere, iniziare a capirci qualcosa in più anche chi non è proprio del settore. Non ovviamente capirci quanto un insegnante, cioè riconoscere il fatto che l’insegnante ha studiato per quello, okey, non ne saprò quanto te, però almeno mi faccio un’idea di base per poter entrare su un terreno di dialogo con delle basi condivise.

12:59 EMILY

Si, penso che noi genitori – mi ci metto anch’io perché tanto sono un genitore, quindi non mi va di dire “i genitori” – dovremmo metterci nelle condizioni di approfondire un pochino. Cioè se io avessi mettiamo una cisti sebacea, okey, da rimuovere, m’andrei a informare su cos’è, come funziona l’operazione, è vero magari non vado a fare un master, non vado a fare una scuola specialistica, però delle informazioni le prendo. E invece in educazione noi spesso ci affidiamo molto così: “Sì, sì…”, deleghiamo, abbiamo dei retaggi antichi. Quindi, assolutamente, cercare il più possibile di essere informati, di avere una piccola mappa mentale di quelli che sono i filoni, di quelli che sono i principi, di quelli che sono gli obiettivi. Però, è anche vero che andando a chiedere all’insegnante se ti dà mettiamo delle informazioni teoriche quindi ecco la domanda che ponevo prima del: “Mi puoi dire quali sono i riferimenti teorici, pedagogici che guidano quest’esperienza”, io lo vedo subito se l’insegnante la sto cogliendo impreparata, tipo ma che domande sono queste o se pure le si illuminano gli occhi ed era pronta da una vita del: “Sì, adesso ti racconto tutto!”, perché l’insegnante competente e capace è orgogliosissima che finalmente qualcuno arrivi e chiederle: “Cosa stai facendo con i bambini?”. È contenta, è soddisfatta, si sente appagata perché crede tantissimo in quello che fa e si informa tantissimo. E anche se vi inizia a sciorinare tutta una serie di riferimenti teorici, nomi di pedagogisti, di autori che non conoscete, però ve li sta dicendo, e io mi rendo conto che tu hai una certa familiarità con quell’argomento. Mentre, invece, se vedo che caschi dal pero, se vedo che non ti viene in mente nessun nome di autore, studioso, beh, allora, forse tu stai improvvisando. E se stai improvvisando io pretendo, invece, una certa professionalità. Allora te lo chiedo: “Ma quindi mi stai dicendo che tutto questo è frutto di una tua ideologia personale?!”. Bisogna pretenderla la professionalità! Se questa cosa avvenisse in una scuola privata sarebbe molto meno accettabile. Cioè, quando noi tiriamo fuori dei soldi, siamo molto più attenti e pretenziosi anche, con quello che è il servizio offerto. Quando siamo invece di fronte a qualcosa che ci sembra che non stiamo pagando, perché è vero, non stiamo tirando fuori i soldi, noi, ma a tutti gli effetti la stiamo pagando e anche profumatamente la scuola. Allora a quel punto siamo molto più generosi, vabbè, dai, già che mi fa questo favore… Io penso tipo ai buffet, sai quando ci sono le inaugurazioni, ci sono…

15:34 MICHELA

Che belle queste immagini che dai di tanto in tanto, stupende, si!

 

15:39 EMILY

Quando c’è il buffet tu mangi di tutto, magari anche cose immonde, che non compreresti mai, non so penso ai salatini con i wurstel. Poi, invece, quando vai al ristorante, il ristorante tre stelle Michelin, che paghi profumatamente, se c’è qualcosa che è appena appena fuori posto: “Garçon!!”, tu subito alzi la mano e non mi sta bene.

16:02 MICHELA

Si, si, la cura è la cura, dove vai vai è un valore, se lo riconosci come valore dentro di te. E qui però rimane di nuovo importante quello che abbiamo detto all’inizio: chiarisci bene quali sono i tuoi valori e tienili nell’intenzione di: quando incontri una scuola, un professionista, portali, comunicali no, tieni questa intenzione di comunicarli, di portarli alla luce una volta che li hai chiariti. Quindi, veramente, grazie per questi suggerimenti.

E davvero invito chi ci sta ascoltando a rispondere proprio per iscritto alla domanda che abbiamo posto inizialmente: “Che cosa voglio che sia presente nella scuola di mio figlio, di mia figlia?” e accanto ad ogni elemento importante che trovo, provare a scrivere: “Cosa posso fare per promuovere in quella scuola o per cercare una scuola che abbia quei determinati elementi che per me sono importanti, e che quindi mi corrisponda?”

E per chi, poi, volesse approfondire ancora questi argomenti, Emily tu hai un blog in cui approfondisci queste tematiche, tratti di tematiche educative di diverso genere che si chiama “hundredsofbuddhas.com” dove potete trovare veramente una generosa raccolta di articoli, in particolare ne segnalo due che sono: uno dedicato proprio, alle “10 domande che possiamo fare mentre scegliamo la scuola per i nostri figli” e si chiama così, e l’altro invece “Come posso fare come genitore per migliorare la scuola”. Infine, sul canale YouTube “Serendipità Lilliput” si possono trovare diversi argomenti anche molto utili per genitori, educatori, che vogliono comunque migliorare e accrescere la propria consapevolezza in campo educativo. Ecco, vuoi aggiungere qualcosa? Qualche altro suggerimento?

17:43 EMILY

No, penso che ne abbiamo dati parecchi, e già se si riuscisse in tutti questi sarebbe tanto. Ringrazio tanto i genitori che si stanno mettendo in discussione, perché è grazie a ogni genitore che si informa, ogni genitore che cerca qualcosa di diverso, che davvero possiamo insieme cambiare il panorama educativo. Cioè, senza i genitori la scuola non cambierebbe mai.

18:04 MICHELA

Grazie Emily, grazie davvero per tutti questi spunti e per questo bellissimo dialogo in cui ci hai regalato anche un pezzo di vita.

18:12 EMILY

Grazie a te!

18:14 MICHELA

Per continuare ad esplorare insieme a noi gli orizzonti della relazione educativa, ascolta i prossimi episodi su www.edunauta.it, un progetto di Generas Foundation, post produzione audio di Erazero.

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