L’elefante invisibile nelle aule scolastiche

L’educazione della personalità ha qualcosa a che fare con la cittadinanza?

E le emozioni hanno un ruolo nel clima che si crea in classe?

 

Forse, per educare alla cittadinanza e al senso civico, è sufficiente coltivare la creatività e la bellezza sin da piccoli.

Forse, per gestire la classe in modo efficace, basta dedicare un tempo e uno spazio all’educazione emotiva.

Forse, abbiamo posto eccessiva fiducia nei libri, pur necessari, come dispensatori di qualunque sapere e unici veicoli della conoscenza, dimenticandoci quanto in realtà ognuno di noi impara dall’esperienza.

Forse, sulla strada dell’istruzione, la scuola ha una grande responsabilità del tipo di viaggio che regala ai suoi alunni.

 

Mus-e e Artedo, nei rispettivi podcast, ci raccontano come attraverso la creatività e i linguaggi artistici, sia possibile rinnovare l’esperienza scolastica, rendendola luogo in cui i bambini imparano a costruire la propria personalità, così come imparano la matematica o la storia.

 

“La lezione si è trasformata in un momento privilegiato, in cui stare con gli alunni ed entrare in sintonia con i loro vissuti e le loro storie. Il tempo si è dilatato, è diventato generoso e prezioso: ha permesso agli alunni di raccontarmi dove avevano bisogno di essere accompagnati. Gli scambi che ho con loro sono fatti di parole, di sguardi, di sorrisi, ma anche di tante risate, adesso: piano, piano permettono di strutturare l’empatia e così stiamo mettendo anche le basi della cittadinanza attiva” (da Annamaria, docente di scuola primaria, nel PODCAST ARTEDO).

 

È possibile che la relazione, così importante, così al centro del vivere umano, così determinante nel formare la nostra identità, sia così trascurata, così ignorata, così lasciata a se stessa? Ma lei, come un elefante invisibile nelle aule di scuola non smette di essere silenziosamente la vera ed unica costante dell’esperienza scolastica.

 

Quando abbiamo una bella relazione, seguiamo con attenzione chi ci parla. Quando facciamo insieme, appare un noi. Quando appare un noi, il risultato è il piacere di imparare.

La relazione è prima, è prima di ogni altra esperienza di apprendimento: è come il terreno su cui coltivare le piante. Se il terreno non è buono, le piante non crescono. Eppure, si continua a far finta che non esista. Perché?

Eppure, oggi è possibile conoscere, imparare e scegliere di mettere in pratica tutti gli elementi che permettono di creare delle buone relazioni.

 

Alla base della relazione, il suo humus, l’elemento che la rende fertile o sterile è la comunicazione. La relazione, esiste, prende vita e forma, quando due o più persone stabiliscono un qualche tipo di comunicazione tra di loro. Alla base della comunicazione, invece, c’è il linguaggio e ufficialmente ci sono tre tipi di linguaggio: verbale, non verbale e musicale.

 

Noi oggi ne esploriamo un quarto, il linguaggio artistico, un linguaggio che “permette lo sviluppo di una dinamica sociale basata naturalmente sull’interdipendenza e la collaborazione, senza che questa risulti una forzatura” (da Federica, segretario generale di Mus-e Italia, nel PODCAST MUS-E).

 

Utilizzare linguaggi universali, come quelli artistici, permette di scoprire davvero i talenti che ogni bambino ha. Talenti che magari sono nascosti e che, se un insegnante si limita ad insegnare in modo cattedratico o in modo più superficiale, non scoprirà mai. Invece, per un bambino, scoprire di avere della abilità e poterle mostrare, (…) vuol dire anche imparare ad avere maggiore sicurezza in sé stessi, perché la sicurezza si impara e si impara anche l’insicurezza. Se un bambino viene posto spesso di fronte a delle sfide che lo vedono fallire, imparerà che non è capace di imparare: questo è grave, è da evitare. Quindi scoprire un proprio talento, in qualsiasi arte, di qualsiasi tipo, è qualcosa che va molto al di là della scoperta del talento stesso, perché incide sulla crescita e sull’equilibrio di questo bambino” (da Concetta, ex dirigente scolastico, nel PODCAST MUS-E).

 

La comunicazione contiene in sé grandi tesori: i tesori per una buona relazione. Apriamo insieme lo scrigno e cosa troviamo dentro? Ci troviamo che una buona comunicazione è fatta innanzitutto di ascolto, di attenzione; poi troviamo che l’unica intenzione della comunicazione efficace è quella di comprendere e di essere compresa: non vuole ferire, prevaricare, dimostrare, scappare, sottrarsi, arrogarsi saperi, eccetera, vuole semplicemente essere capita dal suo destinatario. L’abbiamo complicata noi e solo noi possiamo liberarla e restituirle la sua purezza, la sua semplicità, la sua bellezza!

 

Michela Calvelli

 

Ascolta i podcast: 

MUS-E_Come insegnare ai bambini la bellezza della propria unicità

ARTEDO_L’alfabetizzazione emotiva per la gestione della classe

 

www.mus-e.it

www.artedo.it

 

 

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