“Idee per insegnare”_ Il Dialogo Euristico

"Idee per Insegnare" _ Il Dialogo Euristico

00:00 MICHELA _ INTRODUZIONE

Come può una scuola farsi luogo d’incontro tra il pensiero infantile e la cultura degli adulti? Questo è il “Dialogo euristico”, che è frutto di un percorso di ricerca che ha coinvolto un gruppo di dieci insegnanti che, per un anno, l’hanno praticato nelle loro classi. In realtà, l’idea del “Dialogo euristico” si diffonde dal lavoro dell’insegnante Franco Lorenzoni, maestro elementare dalla fine degli anni ‘70 fino al 2018. La ricerca, svolta poi con il supporto di Franco Lorenzoni e dei ricercatori di INDIRE, aveva lo scopo di identificare degli orientamenti operativi, dei gruppi di azioni con cui gli insegnanti potessero realizzare la pratica nelle loro scuole. Il “Dialogo euristico” che scopriremo oggi è quello dell’IC Giovanni XXIII di Acireale.

00:45 MICHELA _ SIGLA

Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l’esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.

01:07 MARTINA _ COS’E’ IL DIALOGO EURISTICO

Il “Dialogo euristico” è un modo che i bambini e bambine, ragazzi e ragazze, hanno di dialogare all’interno della classe, e quindi un modo di porsi grandi domande che possono venire o dai grandi autori del passato oppure suggerite dai compagni stessi.

01:23 MARTINA _ IDEA ALLA BASE

Questo modo di fare dialogo è nato per dare spazio e consistenza ai diversi modi di abitare e vivere la scuola, partendo dalla nostra capacità di ascolto, un ascolto che dev’essere attento e partecipe e che parte dal presupposto che bambine e bambini pensino, creino e operino connessioni, e anche se queste connessioni ci possono apparire fantastiche e a volte un po’ strambe, queste sono i loro strumenti per conoscere il mondo. Non dobbiamo, dunque, guardare con sospetto o lasciarci spaventare da questo pensiero libero e apparentemente confuso e senza logica, ma dobbiamo riconoscerlo e valorizzarlo, restituendone la qualità conoscitiva. Si tratta, quindi, di costruire uno spazio adeguato dove mettere al centro l’ascolto reciproco e la conversazione della pratica educativa. E dentro a questo paesaggio, che possiamo così definire di pedagogia dell’ascolto, nasce e vive il dialogo euristico.

02:15 MICHELA _ COME SI PRATICA IL DIALOGO EURISTICO

Come si pratica il “Dialogo euristico”? Attraverso il lavoro di ricerca degli insegnati sono state individuate delle famiglie di azioni, alcune delle quali rimandano proprio ai termini utilizzati in ambito nautico della barca a vela.

  • Infatti, il primo si chiama “Navigare di bolina”. Al centro di questa azione c’è la ricerca della classe intorno a degli oggetti culturali come possono essere il cielo, il tempo, le civiltà che sono identificati a partire o da una proposta dell’insegnante oppure da una domanda o da una scoperta dei bambini.
  • Il secondo si chiama “Compiere manovre di avvicinamento”. Si tratta di vere e proprie manovre che portano i bambini nella condizione di fare scoperte, di fare in modo che le loro intuizioni possano emergere, siano sviluppate e siano esposte.
  • Il terzo gruppo di azioni si chiama “Imparare a sfregare i cervelli”, in cui l’insegnante ha la responsabilità di creare un contesto in cui i bambini rilanciano le idee, le criticano, le confermano oppure le smentiscono.

03:12 MICHELA _ COME SI MATERIALIZZA L’ASCOLTO FATTO IN CLASSE

Ma come si materializza l’ascolto fatto in classe? La materializzazione dell’ascolto è un lavoro di documentazione che serve a tenere traccia del lavoro di ricerca, che viene svolto attraverso la registrazione delle “ipotesi fantastiche” dei bambini e della trascrizione delle loro parole. Questa trascrizione costruisce proprio il materiale di lavoro indispensabile per l’insegnante e per la restituzione agli alunni. A questo poi si possono aggiungere altri prodotti come testi, cartelloni, oggetti, che rappresentano le memorie materiali della ricerca condotta in classe.

 

03:43 MARTINA _ IL CASO STUDIO

Il caso studio che osserviamo oggi è quello dell’IC Giovanni XXIII di Acireale di Catania, raccontatoci attraverso Alfina Bertè, la dirigente scolastica dell’Istituto.

 

03:54 MARTINA _ IL PROBLEMA INIZIALE

La dirigente ci parla di una pluriclasse, una classe cioè formata da dieci alunni, un po’ di terza e un po’ di quarta elementare, formata a causa di trasferimenti sia in uscita che in entrata di alcuni bambini. Questa pluriclasse si trova e nasce in una piccola frazione, dove si fa fatica a valorizzare l’importanza della varietà sia di età, che di cultura e di abilità e questa fatica è vissuta anche da molti insegnanti, in quanto incastrati nelle sovrastrutture che condizionano il nostro modo di insegnare, come ad esempio la convinzione che si debbano proporre informazioni e contenuti differenti in base all’età e allo sviluppo dei bambini. Per fare un esempio concreto pensiamo all’insegnamento della storia. Se si ragiona in termini di separazione di informazioni, i contenuti per la terza elementare andranno a guardare l’uomo di Neanderthal o comunque i primi nativi; mentre i contenuti per la quarta elementare partiranno dalle prime civiltà, come quelle della Mesopotamia o dalle civiltà dei fiumi. Ma se si vanno ad osservare i bambini, e quindi ad ascoltarli, ci si accorge che la differenza tra le riflessioni di un bambino di terza elementare o di quarta elementare, non è poi così evidente. La tecnica del “Dialogo euristico” poteva quindi essere utile a far capire ai docenti cosa significasse mettere davvero il bambino ‘al centro’ e fare in modo che sia proprio l’alunno a guidare la ricerca del docente e del gruppo classe intero.

 

05:13 MICHELA _ IMPLEMENTAZIONE DELLE 4 FASI (PRIMA E SECONDA)

Vediamo ora l’implementazione delle 4 fasi all’interno dell’esempio appena raccontato.

  • La fase uno è l’individuazione dell’oggetto culturale. Nel nostro esempio il tema individuato è l’educazione cosmica, a cui si sono legati a un filo conduttore di geografia astronomica, che poi ha iniziato a stimolare la curiosità dei bambini partendo dalle loro semplici esperienze di vita. L’idea, condivisa dai docenti, era quella di partire dalla costruzione di una linea del tempo per dare ai bambini gli strumenti per poi costruire Quadri di Civiltà, in modo da rendere il loro lavoro di approfondimento visibile a tutta la classe. L’oggetto da cui è scaturita tutta la riflessione sono state le foto che ha mostrato l’insegnante della Campania e del Vesuvio che aveva scattato durante un viaggio ad Ischia.
  • La seconda fase consiste nel permettere ai bambini di fare scoperte. All’inizio i bambini hanno scambiato il Vesuvio per l’Etna, poi sono sorte alcune domande, come:

Che cosa sono i vulcani?

Perché esistono?

Come è fatta la Terra? Come è fatta dentro? E fuori?

 

Così, alcuni bambini sono andati a consultare i libri di testo da cui sono nate altre domande, come ad esempio:

Perché esistono i tornadi?

Come si è formata la Terra?

Sono state queste domande che hanno guidato il percorso curriculare di “Conoscenza del mondo” e sono state fissate in dei disegni e in dei cartelloni.

06:30 MARTINA _ IMPLEMENTAZIONE DELLE 4 FASI (TERZA E QUARTA)

3) La terza fase prevede, invece, di creare un contesto in cui rilanciare le idee. Così, dalle iniziali domande sulla Terra e sulla storia, si è arrivati al Big Bang; e proprio da qui ha preso il via una lunga linea del tempo che fa da cornice a un lavoro che ha portato alla definizione di tutti i Quadri di Civiltà: dall’Uomo di Neanderthal ai Sumeri. E l’approccio alla costruzione della linea del tempo ha visto il coinvolgimento dell’intero gruppo, senza una distinzione di età o di classe. E il gruppo classe ha svolto un lavoro attivo nello scegliere immagini, leggere e comprendere le didascalie per poi abbinarle alle immagini scelte.

 

4)Inizia così la fase 4, ovvero la materializzazione dell’ascolto. Una volta organizzata questa linea del tempo e quindi ricostruita la storia del mondo fino alla comparsa dell’uomo, i bambini di classe terza hanno approfondito gli uomini primitivi, mentre quelli di classe quarta sono andati avanti con le diverse civiltà dei fiumi, utilizzando anche i Quadri di Civiltà scoperti. Successivamente, andando ad analizzare le informazioni contenute nei loro libri di testo e confrontandoli con quelle disponibili nel web, hanno scoperto che qualcosa rimaneva sempre incompleto, ad esempio c’era la difficoltà di trovare delle informazioni riguardo ai giochi del tempo, considerato il fatto che comunque c’erano dei bambini anche ai tempi dell’uomo di Neanderthal e quindi tutti questi bambini, hanno cominciato a porsi nuove domande, del tipo:

  • Perché non troviamo queste informazioni?
  • Perché chi scrive i libri pensa che non siano importanti come il lavoro, l’alimentazione?
  • Perché nessuno ha mai trovato dei reperti di gioco?

07:57 MICHELA _ CONCLUSIONI

Per concludere, possiamo attestare che queste riflessioni sono molto utili per far si che lo studio della storia non si riduca in semplici pagine da leggere e ripetere per le interrogazioni! Infatti, secondo Lorenzoni, i concetti storici, nella scuola primaria, sono acquisiti e utilizzati con competenza una volta per tutte solo per una piccola minoranza di bambini; che quasi sempre devono riprendere i concetti più e più volte. Lorenzoni ritiene che dovremmo sempre stare attenti a non coltivare l’illusione che i concetti ripetuti e imparati a memoria, corrispondano ad una reale acquisizione, profonda e duratura.

08:32 MARTINA _ COSA POSSIAMO PORTARE A CASA DALL’IMPIEGO DEL DIALOGO EURISTICO

Ma cosa possiamo portarci a casa dall’impiego del “Dialogo euristico” e dall’esempio che abbiamo appena ascoltato? Sicuramente l’attenzione e il coinvolgimento dei bambini aumenta man mano che diminuisce l’ansia da prestazione, in quanto prediligono un approccio che va per prove ed errori, accompagnato anche alla libertà di espressione, e quindi alla libertà di non essere giudicati da noi adulti. Il loro pensare, la loro capacità di fare associazioni e di creare nuove connessioni e di elaborare ipotesi e teorie, esprime una modalità che loro hanno di relazione con il mondo. E questa libertà di espressione e di esperienza apre una nuova strada verso una comprensione ancora più autentica di quello che è il mondo che li circonda. Alcuni possono pensare che questo lavoro mentale non sia funzionale e in certi casi possa anche ostacolare quella che è la trasmissione delle conoscenze da parte dell’insegnante. E invece, sono proprio i loro pensieri e le loro parole che costituiscono un primo patrimonio di discussione, e proprio da questi partire per il processo di conoscenza e di apprendimento.

09:30 MICHELA 

Inoltre, a scuola occorre dare dignità a ciascun bambino e ragazzo, rendendola un luogo dove viene riconosciuto e restituito il valore dei propri pensieri, offrendogli uno spazio e un luogo per esprimerli. Infatti, la scuola, in questo caso, si fa luogo di incontro con la cultura e le culture e il “Dialogo euristico” è proprio quell’attività didattica che favorisce la relazione con gli oggetti di conoscenza. Si può, infatti, realizzare un “Dialogo euristico” su qualsiasi argomento, seguendo ciò che dicono i bambini e i ragazzi. Anche l’insegnante contribuisce al dialogo portando la propria esperienza e le proprie conoscenze e partecipando attivamente alla ricerca. Inoltre, il dialogo evidenzia e dà valore all’eterogeneità; infatti, l’insegnante ha la responsabilità di creare un contesto inclusivo. Per realizzare il dialogo, infine, è necessario darsi un tempo per sostare sulle domande affinchè il dialogo diventi un luogo in cui venga favorito l’intreccio tra le discipline e uno strumento di democrazia.

 

Vi invitiamo a proporre e sperimentare il “Dialogo euristico” anche presso il vostro Istituto e a condividere con noi i vostri risultati. Noi, intanto, vi diamo appuntamento alle prossime puntate!

10:39 MARTINA _ SIGLA DI CHIUSURA

Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative

“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.

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