Come sviluppare la fiducia nella relazione educativa

Come sviluppare la fiducia nella relazione educativa

00:00 MICHELA

Qual è il rapporto tra rischio e fiducia? E tra fiducia e rispetto? Attraverso quali processi la fiducia, si produce, si mantiene oppure si perde?

Educare, esperienze, relazione, casa, scuola, territorio, osservare, apprendere, crescere, pensieri, progetti, programmi, regole, ascoltare, domandare, ricercare, didattica, disciplina, bisogni, errori, curiosità, talenti, emozioni.

Sono Michela e questo è Orizzonti educativi, il podcast che dialoga con chi l’educazione la vive, per estrarre consapevolezza dall’esperienza. Oggi esploriamo lo sguardo educativo e alcuni strumenti pratici suggeriti da Jacopo Mele.

00:38 MICHELA

Jacopo è un connettore di persone, infatti la sua passione è sempre stata quella di connettere persone per individuare quelle che sono le soluzioni più efficienti. Ha scritto le prime righe di codice a 7 anni. Oggi ne ha 27 e fa il Digital Life Coach, cioè affianca gli amministratori delegati delle grandi aziende in uno scambio che punta moltissimo sulla fiducia e sul donarsi ognuno completamente all’altro, per una trasformazione digitale efficace dell’intera azienda e, scusa Jacopo, non posso non dirlo, che a 22 anni sei entrato nella rivista americana Forbes, come il più giovane nella lista dei trenta under trenta più influenti nella politica mondiale.

 

Nei tuoi Ted Talks e nelle tue interviste, ci sono molti punti in cui insisti sul tema della fiducia e per te dici: “La fiducia è un ingrediente fondamentale per trasformare l’essere umano, ma anche la società” e spesso dici che “è proprio necessaria una fiducia totale”. Nell’attuale sistema educativo, sia formale che informale, spesso insegniamo ai bambini a sottomettersi all’autorità, non perché si fidano, ma perché devono averne timore, quindi paura. Ma c’è un altro modo di essere autorevoli nella relazione educativa? E cosa cambia nella vita dei bambini e ragazzi se cresciuti con un’autorità basata sul “ti devo addestrare” a un’autorevolezza basata sulla fiducia?

02:03 JACOPO

Grazie mille Michela. Buongiorno! È una domanda complicatissima quella che mi poni, soprattutto perché la libertà è il peso più grande che uno può portarsi con sé. Io sono cresciuto fortunato perché i miei genitori mi hanno dato la massima libertà, non mi hanno mai vietato di fare qualcosa, ma sono stato sempre io responsabilizzato nel fare o non fare quel qualcosa. E devo dire che, a volte, mi sono chiesto, quando avevo 14/15 anni: “Quanto sarebbe bello che qualcuno decidesse davvero al posto mio. Basta, è già una vita che prendo decisioni è c’ho solo 14 anni. Aiuto!! Che peso tutta questa libertà!”. Mia mamma mi diceva: “Jacopo, quando non sei andato a scuola scriviti la giustifica da solo”, ma avevo 8 anni, quindi provavo a spiegare a mia mamma: “Mamma ma ho 8 anni”, “Ma no, la firmo io, ma scrivila tu la tua giustifica” faccio: “Eh no mamma, ma agli altri miei compagni di classe gliela fanno i genitori la giustifica!”. E la libertà e fiducia sono due parole che vanno di pari passo, insieme ad un’altra parola che è il rispetto. Il rispetto in quella relazione che può essere tra docente e alunno, tra mamma e figlio, e così via… tra amici. Rispetto, libertà e fiducia sono tre parole che vanno di pari passo. Più volte ho pensato che era meglio rinnegare la mia libertà, durante la mia adolescenza, particolarmente. Ci ho pensato circa tra il secondo e il secondo e mezzo, e poi ho detto: “Ma chi me lo fa fare Jacopo”, viva la libertà. È molto più faticoso per entrambi nella relazione, perché il rischio percepito è molto più alto da parte, magari, del genitore o da parte del docente: il rischio percepito è molto più alto, il rischio reale è molto più basso. Noi, purtroppo, viviamo in una società che non è stata allenata a percepire quelli che sono i rischi reali. E questo ci fa fare delle volte, delle azioni, pensando che l’azione giusta è in realtà l’azione semplicemente più rischiosa che ci possa essere: quella di negare la libertà a qualcuno, quella di prendere la decisione per qualcuno. Anche se tu dici: “Ma io ci sono passato prima di lui, eccetera, lo so che il fuoco scotta, eccetera…” però non lo renderai mai poi autonomo e indipendente. E abbiamo una generazione di persone non autonome e indipendenti.

04:38 MICHELA

Grazie per questa risposta. Hai toccato molti punti, molto interessanti e delicati, che mi piacerebbe spacchettare un po’ dalla fiducia e il rischio, la fiducia e la libertà e la scomodità a volte di questa libertà, quindi la comodità anche di non essere liberi a volte, anche se, appunto, nell’adolescenza poi capita un po’ a tutti di ribellarsi a quello che c’è. E la prima domanda, però, che vorrei farti, è proprio di chiarire bene che cos’è la fiducia, di che cosa mi fido e che cosa succede quando mi fido?

05:11 JACOPO

Quando ti fidi succede molto di più di quello che ti aspetti, in negativo e in positivo. Nel senso, noi viviamo di casualità, viviamo di eventi casuali positivi e di eventi casuali negativi nella nostra vita. Quando ci fidiamo, acceleriamo il tutto. E quando acceleriamo il tutto, riusciamo magari a cogliere molti più aspetti positivi. Mi spiego: molti miei compagni magari sono diffidenti, diffidano a prescindere e dicono che la fiducia è qualcosa che la si conquista. Io dico: “No! E se oggi conosco Michela, e gli do poco, poco di fiducia e dico: “Vediamo se la conquista…”, poi Michela mi fa un gesto che me la fa conquistare un altro po’, le do un’altra stellina, poi gli do un’altra stellina. In realtà non ho mai visto realmente chi è Michela, e ho sempre un’aspettativa un po’ distorta di Michela. Invece io preferisco andare direttamente a dare 5 Stelle. Sembra la cosa più rischiosa che puoi fare, no? Assumi una persona, inizi a lavorare con qualcuno e gli dai le chiavi di tutto. Beh, subito capisci se è la persona con cui passerete un altro giorno insieme oppure no. Invece, se piano piano, piano piano, piano piano, piano piano, gli dai fiducia poi rimani solo deluso. Invece non puoi rimanere deluso se dai 5 Stelle, perché anche se becchi un evento casuale negativo, lo becchi in fretta, non ti sei caricato di aspettative, di pesi, di preoccupazioni e così via… Spesso, quando uno poi riceve cinque stelle, lo sente e cerca di darti realmente altre cinque stelle; quindi, si crea qualcosa di inimmaginabile. Quindi, io credo che bisogna sempre dare 5 stelle a prescindere e la fiducia, è la fiducia di essere guidati, la fiducia di essere accompagnati ad attraversare il semaforo bendato, e affianco a te senti le auto che suonano il clacson e che passano e dici: “Ma stiamo attraversando col verde o con il rosso, Michela?”.  Ti sei affidato a Michela e Michela dovrebbe essere sufficientemente saggia da attraversare col verde. Poi se attraversa col rosso, io comunque mi fido di Michela, che è cresciuta in India e sa come attraversare le strade con il rosso. Però non c’è fiducia se non c’è rispetto e libertà.

 

07:35 MICHELA

È come se ci fossero un po’ due tipi di fiducia, mi viene da pensare ascoltandoti: una che è legata all’opinione che tu ti sei fatto, o che ti stai facendo, di quella determinata situazione, o a un ricordo tuo, di un determinato evento, per cui io mi fido, ma solo se ci sono quelle determinate condizioni, cioè mi precostruisco una situazione di fiducia, che in realtà è quasi una fiducia mascherata di aspettative. E l’altra, invece, è una fiducia totale che io dono e che forse davvero devo trovare prima dentro di me, perché altrimenti faccio proprio fatica a immaginarmi di poterla dare a chi ho di fronte, alle situazioni della vita. Proprio una fiducia incondizionata nella vita che uno può trovare soltanto dentro di sé. E poi questo collegamento che spesso ripeti fra fiducia e rischio, fiducia e fallibilità, che sono strettamente collegate. Ci puoi raccontare una storia significativa della tua vita in cui ti sei fidato, ma hai dovuto poi fare i conti con qualcosa di imprevisto?

08:37 JACOPO

Il punto debole di una situazione dove si dà fiducia è il rispetto. Laddove inizia a mancare il rispetto, non ci può essere fiducia. Io per un po’ di anni ho pensato che ci potesse essere la fiducia a prescindere dal rispetto. Io do fiducia a Michela anche se non mi rispetta, e se non rispetta la nostra fiducia. Poi ho capito che non ci può essere fiducia se non c’è rispetto.

09:05 MICHELA

Quando l’hai capito?

09:06 JACOPO

L’ho capito in un evento, in un evento particolare, dove non riuscivo ad ammettere che ci potesse essere la fiducia solo se c’era anche il rispetto, volevo continuare a credere che ci poteva essere la fiducia a prescindere. Un giorno vado in salumeria con il mio socio, col mio socio d’allora, e andiamo a comprare dei cestini, un po’ di cibo per tutte le persone che erano in ufficio da noi. Era la prima volta che mi trovavo ad essere director di una società inglese e fare un retreat in Italia, anche se sono italiano quindi, fiscalmente, non ero molto pratico. Faccio questa domanda al mio socio quando si fa dare lo scontrino e dico: “Ma come fai, non chiedi la fattura, chiedi lo scontrino? Basta lo scontrino? Come porti questo poi in nota spesa? Diciamo come funziona quella roba rognosa che il 90% delle persone non sopportano di fare, quella roba di rendicontazione. Come rendiconti queste spese insomma?”, fa lui: “No no no lo so, so come si fa, so come si fa” “Va beh allora paga con la carta” e in quel momento lui mi dice: “Ma no Jacopo, poi ho comprato anche altre cose, poi mi sono fatto fare un prestito dalla società” e io lo guardo e dico: “Ma no i prestiti le società non le fanno ai soci, sono i soci che fanno i prestiti alle società” “Si Jacopo, ma ne avevo bisogno” faccio “Sì, ok, però se la società siamo noi due per il 98% e la società che ti ha fatto un prestito, io dovrei saperlo quantomeno, prima di approvarlo…”. E io avevo totale fiducia di questa persona e quindi lui gestiva il conto e per me, per me era ok, non l’avevo mai aperto il conto e andare a vedere lui come stava spendendo i soldi. Poi ho scoperto che comprava oggetti personali con la cassa della società, poi ho scoperto che comprava oggetti preziosi con la cassa della società, e poi ho scoperto che drenava la cassa della società facendosi fare prestiti dalla società su cui, non avevamo concordato nulla. E in quel momento ho capito che non mi stava rispettando affatto. Non stava rispettando affatto tutta la fiducia che stavo dando. Non stava rispettando né la mia di fiducia, né la fiducia degli investitori che avevo coinvolto io, né la fiducia di tutti quelli che stavano lavorando. La prima cosa, che ho pensato di fare, in quel caso è continuare a dargli fiducia, anche se non c’era rispetto, perché ero convinto che ci poteva essere la fiducia senza rispetto. Poi ho pensato che dovevo gestirla questa situazione e quindi ho chiamato one-to-one ciascuno, ogni persona del team, e ho chiesto quanto era determinante lui all’interno della società, per dire “Ok però quanto influisce su tutto quello che porti tu avanti”, e mi sono accorto di avere una persona a bordo che non stava rispettando tutto il lavoro del team. Quando c’hai una quota importante di una società e non generi valore, diventa un problema. Soprattutto quando le persone che lavorano con te non ti riconoscono quel valore che tu pretendi in modo autoritario e non autorevole. Per rispettare al meglio quelli che erano i miei soci d’allora e le persone con cui collaboravano ho detto: “Ci compriamo le sue quote e lo tiriamo fuori da qui”. Questo è stato un pensiero che è durato sempre tra il secondo e il secondo e mezzo. Perché questa roba non mi appartiene, non mi appartiene far fuori il mio socio. È una roba anni ’80, ma che roba è? Ma che siamo Al Pacino? Quindi dal secondo 2 in poi, dopo aver gestito un po’ la questione interna, dopo aver capito che non mi interessava farlo fuori dalla società, perché poi come molti che ascoltano questo podcast sanno che non è che tiri fuori una persona totalmente, ma rimane sempre un pochino, un piedino rimane. Quindi ho costruito un tavolo che tutelasse le persone che lavoravano, che tutelasse gli investitori che c’erano all’epoca che erano tutte persone del mio network e che tutelasse la capacità operativa, la business continuity dell’azienda, e me ne sono uscito, ho venduto io. Sono uscito perché nel momento tra il secondo il secondo e mezzo insomma ero offuscato, dal secondo in poi sapevo che non ci poteva essere fiducia senza rispetto e non mi andava di portare avanti una cosa dove anche c’era un 1% che non rispettava tutto il tavolo e l’armonia del tavolo. Ho ripreso cognizione di causa che anche se dedichi tutta la tua vita a qualcosa, non è per forza tutta la tua vita, e quindi puoi fare tante altre cose dopo. È così che poi sono nati n progetti dopo, incredibili ed eccitanti.

13:48 MICHELA

Conoscendo un po’ la tua storia, immagino che ne siano nati uno dietro l’altro, veramente a cascata. Quindi, un ingrediente fondamentale per praticare la fiducia e il rispetto, è prendersi le proprie responsabilità di fronte alle situazioni e avere il coraggio di consegnare, ovviamente a misura dell’età, le responsabilità. Forse vale veramente tutto il rischio. Secondo te, oltre a questi, ci sono altri ingredienti? Quindi, oltre a questa responsabilità e rispetto, che sono proprio fondamentali per praticare la fiducia?

14:20 JACOPO

Io credo che ci sia la libertà, la libertà perché se dai fiducia la devi dare davvero, non per finta. Non come quando a tuo figlio gli dai un euro e dici: “Ehi, fai 2 metri e dallo a quel signore lì” nel senso, non è realmente fiducia, cioè gli hai fatto fare un metro a piedi. Fagliene fare cento, cioè dagli la libertà di dire: vado a destra, vado a sinistra, vado sopra, vado sotto. Quindi assumetevi entrambi una responsabilità, in quel gioco, nel senso, quando ci si deve assumere la responsabilità si assume insieme e quindi credo ci sia la libertà. E poi, se proprio vogliamo essere tecnici, credo che sia necessario il feedback.

15:03 MICHELA

Spiegati meglio, un feedback?

15:05 JACOPO

Sì, feedback da entrambi i lati. È una relazione, una conversazione quella di fiducia e rispetto. Non è “Ehi Jacopo hai 8 anni, ormai sei grande, trovati una casa!” e ti trovi le valigie fuori dalla porta. Non è questo dare delle responsabilità ad una persona. E quindi è sempre una conversazione, è bidirezionale, è un gioco da fare insieme, una danza da fare insieme però…

15:27 MICHELA

… nel rispetto della libertà e della responsabilità che l’altro anche si vuole assumere, nell’ascolto di quello…

15:32 JACOPO

Assolutamente! Poi chi ha un po’ più di consapevolezza può aiutare l’altro. Credo che dialogo e feedback sia determinante, se io non avessi poi parlato col mio socio di allora e aver fatto quelle tre mosse che vi ho raccontato senza parlargli, non sarebbe stata cosa buona e giusta. E, a volte, facciamo tante azioni, avendo paura di parlarne. Allora dico, quando sentiamo proprio la paura di parlarne – ne ho parlato proprio stamattina con una persona con cui lavoro – che mi ha detto: “Jacopo, no, non mi va di parlarne di questa cosa con questa persona…”. Dico: “Proprio se hai paura di parlarne vuol dire che le devi parlare perché la cosa è molto più semplice della paura che hai”. Cioè, faccio esempi scolastici: come quando scrivi un tema in classe e vuoi consegnarlo direttamente senza farlo leggere a nessuno, è perché hai paura dei loro feedback e se hai paura del loro feedback vuol dire che quella cosa può essere migliorata e quelli lì ti possono dare una mano seria. Allora se proprio hai paura, vaglielo a chiedere, perché quello che ti può dare è solo molto meglio della paura che hai, è molto meglio del risultato che puoi avere se vai direttamente a consegnare il compito. Quindi c’è solo da vincere dal dialogo. Questo a prescindere, e per esserci fiducia e rispetto non puoi dire che non ci può essere dialogo, credo sia obbligatorio.

16:51 MICHELA

Sì assolutamente e la sfida più grande forse è quella che hai accennato tu, adesso, proprio alla fine: è la paura, la paura di stare accanto a quelle cose che ci fanno provare dolore, che pensiamo che potrebbero ferirci e, quindi, cercare di controllare in qualche modo la situazione per evitarlo. Forse questo consegna nelle mani proprio una totale perdita di fiducia, di quella fiducia nella vita, quella che dicevamo iniziale per cui senza quella tu non la puoi neanche dare la fiducia, perché se non ti fidi che lì per te c’è un’occasione, e vince il desiderio di controllare, allora perde la fiducia.

Senti, chiudiamo con una piccola, piccolissimo suggerimento che possiamo dare a un genitore che ci sta ascoltando e che da domani mattina vuole mettere in pratica un pochettino più di fiducia.

17:42 JACOPO

Se dovessi immaginarmi un’attività critica che può spostare l’ago è provarmi a calare in un’attività, che dissocio, che nascondo, che allontano da me, da noi, dalla nostra relazione, quando però appartiene a lui. E quindi proverei a calarmi un po’ di più, dando del tempo di qualità, non semplicemente del tempo.

18:08 MICHELA

Grazie Jacopo per questo suggerimento e grazie per aver tracciato con noi una rotta per navigare con fiducia nel complesso mondo dell’educazione.

Nel prossimo episodio ci accompagnerai ad esplorare alcuni strumenti per passare dalla paura alla fiducia; per percorrere le tracce verso una scuola più liquida e fluida e, infine, sveleremo alcune opportunità che consegni ai giovani attraverso la tua Fondazione.

 

18:31 JACOPO

Grazie mille Michela!

18:34 MICHELA

Se vuoi approfondire qualche altro suggerimento di Jacopo per mettere in pratica più fiducia nelle relazioni, online puoi trovare un paio di suoi Ted Talks, intitolati “Perché la fiducia” e “Perché devi imparare a camminare all’indietro”, di cui cito una frase “Per la trasformazione è necessario un super potere, la fiducia: quella che si da prima di ricevere.”

18:51 JACOPO

Grazie Michela!

18:55 MICHELA

Potete continuare ad esplorare insieme a noi gli orizzonti della relazione educativa con i prossimi episodi su www.edunauta.it. Un progetto di Generas Foundation, post- produzione e audio di Erazero.

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