Come educare bambini e ragazzi a credere in se stessi

Come educare bambini e ragazzi a credere in se stessi con Jacopo Mele

00:00 MICHELA

Come accompagnare i bambini a conquistare la fiducia in se stessi? E quali opportunità possiamo offrigli per raggiungere questa meta?

Educare, esperienze, relazione, casa, scuola, territorio, osservare, apprendere, crescere, pensieri, progetti, programmi, regole, ascoltare, domandare, ricercare, didattica, disciplina, bisogni, errori, curiosità, talenti, emozioni…

Sono Michela e questo è Orizzonti Educativi, il podcast che dialoga con chi l’educazione la vive, per estrarre consapevolezza dall’esperienza. Oggi esploriamo lo sguardo educativo e alcuni strumenti pratici suggeriti da Jacopo Mele.

00:37 MICHELA

Jacopo Mele, ha 27 anni ed è uno dei grandi innovatori del nostro tempo. Fa il Digital Life Coach ed è inserito da Forbes come uno dei 30 under 30 più influenti nella politica europea e tra i 5 under 30 dell’enterprise technology italiana. Jacopo, tra le altre cose, ha ideato Aurora Experience, un programma dedicato agli under 21, che nasce proprio grazie alla collaborazione di un’ampia rete di organizzazioni di primo piano, per permettere ai giovani di esprimere il loro potenziale. Ma di questo parleremo più avanti… Ora, diamo il benvenuto a Jacopo, che, cresciuto in un ambiente famigliare in cui ha potuto sviluppare la fiducia in se stesso, oggi ci accompagna ad esplorare come educare a credere in se stessi.

01:21 JACOPO

Grazie mille Michela. Buongiorno!

01:24 MICHELA

Ciao Jacopo e benvenuto! Abbiamo concluso il precedente podcast con te sul tema della fiducia nella relazione educativa, accennando ad un ostacolo che può compromettere la nostra intenzione di fiducia: che è la paura. Sappiamo che i bambini, per credere in se stessi, hanno bisogno di adulti che prima hanno creduto in loro, ma che cosa succede quando un adulto che vorrebbe dare fiducia, si accorge di non riuscirci. E sensazioni come ansia, paura, insicurezza, prendono il sopravvento. Quali possono essere i passaggi, secondo te, per sbloccarsi?

01:56 JACOPO

Credo che ci sono tanti strumenti, dipende dal livello di paura che hai, che ti possono aiutare. E chiedere aiuto a qualcun’altro all’esterno può essere d’aiuto e ci sono tanti professionisti che possono aiutare in questo, e io non sono uno di questi. Quindi non credo di avere la risposta giusta, posso portare un’esperienza personale. Però se uno ne parla con lo psicoterapeuta più vicino a casa sua magari può essere d’aiuto, perché la psicoterapia non è solo quella per chi ha disturbi ossessivi compulsivi o disturbi di personalità o psicosi varie, e così via… Nel senso, non c’è da stigmatizzare il confronto con uno psicoterapeuta, e anche per delle cose che possono sembrare banali per qualcuno, in realtà per altri sono difficili. Se è difficile chiedi consiglio.

02:43 MICHELA

Ottimo suggerimento intanto! Chiedi aiuto….

02:49 JACOPO

Quindi chiedi aiuto. Dopodiché posso portare un po’ di esperienza mia personale, però tutti quelli con cui mi confronto mi riportano questo feedback: che io sono liquido, un po’ come l’acqua davanti ad un ostacolo, quindi ogni tanto ho queste paure anch’io, però durano tra i 2 secondi e i 3 secondi. Quindi, quando ci sono le riconosco e agisco subito. Quello che faccio sono esercizi di respirazione, ma non servono grandi esercizi complessi di respirazione, però già semplicemente ascoltando il proprio respiro e prendere qualche respiro è cosa buona e giusta. Poi ci sono mille modi per respirare, però fermatevi un attimo, respirate un attimo e capisci se quella paura ti sta limitando o invece è un’opportunità. E spesso un limite è un’opportunità, e spesso serve semplicemente di ricalibrarsi e mettersi sulla propria centratura. Quando mi capita, io pratico degli esercizi di respirazione. E mi ricordo che alle scuole elementari io avevo paura di chiedere dei consigli, perché io sono dislessico e mio padre scrive un articolo di giornale al giorno, ha pubblicato più libri di quanti sono i miei anni di età, quindi puoi ben capire quando la tua maestra dice, quando reciti una poesia: “Tuo padre si vergognerebbe in questo momento ascoltandoti”, capito? Me lo diceva la prima volta, e vabbè, la seconda volta… “Ma vabbè a mio padre gli vado bene così.” Quella è la libertà dei genitori che è stata una fortuna non indifferente per la mia dislessia, perché mi sono concentrato sulle cose dove riuscivo bene, non sulle cose dove non riuscivo e dove riuscivo male. E quindi avevo un po’ quella paura. Poi, quando scopri che il mondo esterno ti accoglie, perché devo avere paura? Lo faccio leggere a mio padre, quello che si vergognerebbe di me, secondo la mia maestra… Quando sblocchi questa cosa, lo provi un po’ di volte, poi secondo me diventi liquido. Quindi quando ero piccolo ne avevo tante di queste paure. Poi ho scoperto che è davvero così semplice. Quindi prima lo fai e meglio è. Prima ti dai quella fiducia in te stesso che ti apre verso il mondo… Ma ora stiamo aprendo un argomento troppo ampio.

05:12 MICHELA

Veramente, amplissimo! Però grazie intanto, perché… i tuoi suggerimenti, seppur dici di forse non essere la persona più adatta, però risuonano anche molto nella mia esperienza, sicuramente quello del respiro e, anzi, ci sono anche proprio delle tecniche di respiro che ti possono accompagnare nel farlo. Ma posso chiederti Jacopo, perché secondo me qui il tema della fiducia c’entra, poi magari mi sbaglio. Ma perché hai iniziato a non andare più a scuola a 8/9 anni?

05:38 JACOPO

Sì, perché c’era un mondo bellissimo da esplorare, da guardare, fuori dalla scuola. Sono riuscito sempre a cavarmela, non ho mai perso un anno. Io sono un ciclista e il ciclismo ti porta a esplorare cosa c’è intorno a te…

05:51 MICHELA

La scuola non ti permetteva di esplorare davvero quello che tu stavi cercando di esplorare…

05:56 JACOPO

Esatto, esatto, esatto. Io giravo per i paesini intorno al mio, magari in bicicletta conoscevo i commercianti, aiutavo i commercianti, li facilitavo in alcune commesse, potevano contare su di me, e gli risolvevo piccoli problemi, e così via…

 

06:13 MICHELA

Senti, ma tu hai scritto anche delle righe di codice quando eri così bambino, oltre ad andare in bicicletta, ti piaceva anche esplorare il mondo digitale, o sbaglio?

06:21 JACOPO

Si, si si, si… Mi piaceva esplorare e basta! La bicicletta è uno dei modi con cui ho esplorato tantissimo e la bicicletta ti dà tanto perché ti allena ad essere bilanciato, perché se fai 50 km ad andare, devi sapere che devi fare 50 km a tornare, e devi essere responsabile di quei 50 km di ritorno perché non è che puoi chiamare qualcuno e dici: “Ehi, mi vieni a prendere?”. E poi mi sono affacciato alle materie più scientifiche, mi sono affacciato alla programmazione, ho iniziato a programmare perché mio fratello Mario, il primo, programmava e quindi per emulare il fratello maggiore ho iniziato a programmare. Mi è piaciuto, ho iniziato a fare siti, e poi ho fatto tante altre cose pensando di volerla fare per tutta la vita. Ogni volta che ho iniziato a fare qualcosa ho pensato di farla per tutta la vita e poi quella passione mi ha portato a scoprire nuove cose. E ora ho capito che ogni passione ti porta a scoprire nuove cose, dove tu ti dedichi al 100%. E poi tutta questa grande moltiplicazione di passioni ti porta semplicemente, profondamente indietro a comprendere qual è la tua vocazione. Nel senso, pensavo di fare il programmatore per tutta la vita, poi pensavo di fare il grafico per tutta la vita, pensavo di fare il montatore video, poi pensavo di fare il videomaker, poi pensavo di fare il produttore, poi pensavo di fare il consulente di marketing. Tutte queste cose le ho fatte, nel senso, ho prodotto 50 video musicali… e così via… Quindi portate al massimo di quella che era la mia passione, okey, fin quando mi ha portato a scoprire qualcosa che ha superato la precedente. E poi tutte queste le guardi, le guardi, le guardi dopo anni di libertà nello sperimentare e capisci che in fondo fai le stesse cose, tutto c’ha un filo conduttore delle stesse cose di quel bambino di 4 anni, di 5 anni, di 6 che allaccia i lacci ai compagni di classe, che dà il tempo per uscire da scuola a tutti i compagni di classe perché era quello che sapeva leggere l’orologio, che aiuta i commercianti nel risolvere i vari problemi, che aiuta gli amici e i compagni di classe a risolvere i disguidi quando si buca il pallone e così via… Poi capisci che sembra che hai fatto così tanto, così lontano in realtà ti riconduce sempre di più alla tua vocazione più profonda che in realtà ti ricorda quando avevi 4, 5, 6 anni.

 

08:45 MICHELA

Fantastica quest’immagine, un tutt’uno: ora, prima, adesso, dopo, domani. Sta tutto insieme, in un unico. Sì è questa la sensazione che mi dà ascoltandoti.

08:57 JACOPO

E l’ho capito non pensando di fare una cosa per tutta la vita e obbligandomi a farla per tutta la vita. Questo credo sia un tema fondamentale, per conoscerci, per esplorarsi.

09:10 MICHELA

Sì, davvero, ascoltandoti mi ritorna quell’aggettivo che hai usato all’inizio liquido. Liquido, non rigido, fluido, una vita che scorre. E se proviamo a immaginare una scuola basata sulla fiducia dove c’è, forse, uno spazio anche per questi ingredienti di esplorazione e di compiti di realtà, oggi alcuni insegnanti stanno provando a fare la differenza nella scuola, ad aprirla, a rendere i bambini i veri protagonisti dell’esperienza scolastica. Sarebbe veramente bello immaginarcela così. Secondo te quali primi passi potrebbe fare un insegnante, che ci sta ascoltando e dicesse: “Vorrei proprio, consegnare questa fiducia ai miei ragazzi, ai miei alunni, ai miei bambini, per aiutarli a scoprire i loro talenti”, ecco. Cosa potrebbe iniziare a fare?

10:00 JACOPO

Forse… Fai domande estremamente complesse per non avermele anticipate Michela, ti considero davvero una brutta persona…

10:09 MICHELA

Grazie, lo ritengo un complimento!

10:13 JACOPO

Grazie mille!

10:15 MICHELA

È la fiducia che mi ha spinto così, a farti queste domande…

10:19 JACOPO

Ti ringrazio. Credo che un primo esercizio possa essere guardare la fotografia della propria classe e chiedersi a quali ragazzi non stai dando sufficientemente fiducia, perché è normale: se ci sono due ragazzi, a uno gli dai più fiducia e a uno meno, è normale. Tutto è così. Se c’hai due persone che collaborano con te, uno performa meglio, uno peggio. È normale. È chiaro, se li compari, e nella comparazione c’è questo, c’è un giudizio, che dovrebbe essere tolto, in questo caso, questo giudizio. Però comparando allora mi chiedo a chi stai dando un po’ meno fiducia e perché gli stai dando meno fiducia. Se c’hai delle assumption che diventano dei pregiudizi e ti chiedi come puoi metterli in discussione, se ci sono altre ipotesi. E un’altra cosa, magari, aiutando e facilitando i ragazzi, non a fare solo quello che sembra che sappiano fare, nel senso non dicendogli che sono proprio bravi a fare quello che sono bravi a fare, ma facendoli esplorare un po’ di più. Noi siamo nati per esplorare, siamo nati per esplorare, interiorizzare e condividere e farlo il più velocemente possibile. Rischiamo di inculcare ai ragazzi a 7/8 anni che non sanno fare delle cose o che sanno fare delle cose.

11:47 MICHELA

E’ tutta una questione di dove uno assetta lo standard mentalmente, no, quel pregiudizio forse anche un piccolo viaggio interiore di onestà con sé stessi…

11:56 JACOPO

Eh certo. Quindi settarsi delle aspettative è una cosa che può generare dei danni, anche molto durevoli. I maestri le sanno queste cose, le sanno e non hanno bisogno di riascoltarle da me, ma provare ad applicarle e a superare, a respirare, respirando, a superare quelle loro paure. Quindi, quello che possiamo consigliargli è fare degli esercizi insieme nel visualizzare la classe e dire: “Come posso dare più fiducia a chi proprio non gliela riesco a dare quella fiducia?”. Come posso generare più eventi casuali positivi? Perché il talento è qualcosa di distribuito in modo equo, Michela, in giro per il mondo, le opportunità no. E quindi i maestri e i professori cosa dovrebbero fare? Dovrebbero generare più eventi casuali positivi, perché se un talento incontra un talento casuale negativo, sta lì, frena, sta fermo. Se incontro un evento casuale positivo ha la possibilità di raddoppiare. Gliene offri 10, e tra i dieci ne trovi due su cui è capace, però gliene devi offrire 10, gli devi dare fiducia nell’offrirgliene 10. Non devi dargliene due e dire: “No, non è andato. Eh va beh… Basta…”

13:06 MICHELA

Credo che la fatica grande sia riuscire a farlo dentro una struttura istituzionale che invece non è per niente liquida e flessibile, ma è molto rigida. Invece tu, con Fondazione Homo Ex Machina hai proprio messo in piedi delle opportunità per questi ragazzi, proprio basate sulla fiducia e sull’occasione che loro possono avere per tirar fuori i loro talenti. Ci puoi raccontare così semplicemente, brevemente, un esempio significativo di queste opportunità che offri?

13:37 JACOPO

Sì, con Fondazione Homo Ex Machina quest’anno abbiamo co-fondato Aurora. E Aurora è il voler mettere insieme tutte quelle che sono buone pratiche metodologiche sull’imprenditorialità giovanile. Mettere insieme da chi? Da 30 organizzazioni che si occupano di imprenditorialità giovanile da 100 anni. Chi se ne occupa da 100, chi da 40, e chi da 20 anni e sono lungo il Mediterraneo e lungo tutta Europa. Fondazione Homo Ex Machina l’abbiamo co-fondata qualche annetto fa, per creare programmi di orientamento e formazione per under 25. Così abbiamo costruito “Summer School” per bambini dai 6 e 10 anni, su come rafforzare la loro struttura emotiva. È così che abbiamo costruito contest per ispirare, far conquistare nuovi punti di riferimento per ragazzi dai 6 ai 18 anni, è così che abbiamo costruito programmi di mentorship bidirezionale trasversale su temi lontani dai ragazzi, per ragazzi tra i 15 e i 25 anni. E allora abbiamo detto: uniamo le nostre competenze a tante sorelle, cugine, fondazioni che sono in giro per l’Europa e lungo il Mediterraneo. Facciamo un programma unito e unico che si chiama Aurora e facciamolo dedicato ai ragazzi under 20, e facciamolo con l’obiettivo di allenarli a valicare nuovi limiti in modo continuo, prendono scelte lungimiranti in modo frequente. Scelte lungimiranti vuol dire scelte durevoli. E proprio per questo abbiamo deciso di farlo per gli under 20, perché quando hai 16, 17, 18, 19, 20 anni prendi le scelte più durevoli per la tua vita, le prendi in modo frequente e sono le prime grandi scelte della tua vita. Quindi è il contesto naturale dove allenarti a fare questo. E come li alleniamo questi ragazzi? Offriamogli un’opportunità, creiamogli un contesto che non è rigido, come magari un’istituzione accademica, dove ci sono gli esami e dove c’è il training. Il training vuol dire che devi fare matematica 1, matematica 2, matematica 3. Invece da noi c’è il tutoring, ci interessa che esca fuori Michela ed esca il 100% di Michela. E come generiamo opportunità casuali positive a Michela di 19 anni? Lo facciamo perché mettiamo in connessione Michela con 500 leader di industrie che sono in giro per il mondo, noi li chiamiamo Wizard. Per il 60% provengono dalle industrie d’avanguardia, le industrie d’avanguardia sono quelle che creeranno qualcosa di dirompente nella nostra società tra 10 anni o più. Ne faccio alcuni esempi: brain computer interface, smartasd, esoscheletri, stampa di tessuti organici, aerei che volano da soli. Il 20% di questi leader di industria invece provengono dalle industrie attuali e l’altro 20% da filosofia e management. Professionisti che allenano i ragazzi di Aurora a definire ipotesi, a validarle, ad allenare il pensiero critico, a creare team e a creare la fiducia all’interno di un team, a costruire un prodotto e guidarlo nel mercato. Il confronto con il Wizard è un confronto che ha l’obiettivo di allenare la plasticità del cervello dei ragazzi. E poi diamo 10.000 euro, 10.000 euro a fondo perduto per fare esperienze che noi definiamo trasformative, per fare tutte quelle esperienze che fai a 40 e dici: “Ah, averle fatte a 20!”, ma a vent’anni nessuno mi dava 10.000 euro, e nessuno mi dava la libertà di farle, di sperimentare. Che sia la creazione di un piccolo prodotto, o che sia di un’esperienza che mira ad aumentare la tua consapevolezza. E poi offriamo un programma di coaching su tre anni dove trimestralmente ci assicuriamo che i ragazzi crescano bilanciando le loro sfide con le loro competenze, così da evitare che si annoino se hanno troppe competenze rispetto alle sfide, o che vadano in burnout se hanno troppe sfide rispetto alle competenze. Il nostro obiettivo è che siano nel flow, poi qualsiasi cosa facciano: gli estetisti, gli esteti o il primo violino alla scala o quelli che lanciano lo shuttle nello spazio. Sono loro: oggi fanno violino, domani lanciano lo shuttle. Non possiamo avere la pretesa di dire fai questo, fai questo, fai questo, possiamo avere l’ambizione di farli crescere nel flow e di generargli opportunità, che in alcuni casi loro coglieranno. Questa è Aurora e per accedere ad Aurora, dato che non crediamo nella selezione, però abbiamo delle risorse limitate, abbiamo capito che possiamo sostenere con questo programma 100 ragazzi l’anno. E per individuare questi ragazzi abbiamo costruito un processo di selezione / formazione, che si chiama Aurora Experience. L’Aurora Experience si compone di tre grandi sfide, sono tre prove pratiche, proprio per aumentare la consapevolezza dei candidati, aumentare la loro capacità di allenarsi a conquistare nuovi punti di riferimento. Ma questo lo facciamo solo perché crediamo che per rendere qualcuno autonomo, lo devi abilitare anche a rigenerarsi in modo continuo, e quindi facilitiamo l’accesso agli strumenti che servono poi a rigenerarti in modo continuo.

18:57 MICHELA

Fantastico!  Che ricchezza!  Non ch’io voglia tornare indietro negli anni, ma se mi dovesse capitare così, accidentalmente, di incontrare una macchina del tempo, mi piacerebbe partecipare a uno di questi programmi di sicuro, perché credo che, davvero, sia un’opportunità enorme per questi ragazzi per fare dei passi grandi, che raramente la vita in un’unica situazione ti offre l’occasione di sperimentarti. Senti chiudiamo con un piccolissimo suggerimento che possiamo dare a un genitore che ci sta ascoltando e che da domani mattina vuole mettere in pratica un pochettino più di fiducia. Si sveglia e dice: “Okey, una piccola azione che posso fare per mettere un po’ più di fiducia nella mia vita di genitore, quindi nella relazione con i miei figli…”.

19:45 JACOPO

Mi rifaccio al suggerimento che abbiamo dato agli insegnanti. Però, se vogliamo aggiungere qualcosa al suggerimento dato agli insegnanti, io semplicemente ci passerei del tempo in più, del tempo di qualità, del tempo nelle loro attività, non nelle attività che ho detto io di fare, nelle loro attività. E indagherei su quali sono le loro attività e proverei a domandarmi come abilitarlo a nuove attività che lui vuole sperimentare, che non siano frutto delle mie aspettative.

20:19 MICHELA

Grazie Jacopo per aver tracciato con noi una rotta per navigare con fiducia nel complesso mondo dell’educazione.

20:28 JACOPO

Grazie mille Michela!

20:29 MICHELA

E poi se vogliamo scoprire le opportunità che offri ai giovani per esprimersi nei loro talenti, consegnandogli la tua fiducia con iniziative come Aurora, appunto, che hai descritto, oppure Tecnopia, dove citando una frase dal tuo sito dici: “Il percorso predefinito non esiste. Ognuno ha un talento da coltivare e la nostra missione è fornire tutti gli strumenti, le opportunità e gli incontri per farlo germogliare”. Ecco, il sito dove puoi trovare tutto questo è www.medium.com/hexma scritto H-E-X-M-A. E allora, che dire, buona fiduciosa navigazione.

21:05 JACOPO

Grazie Michela!

21:08 MICHELA

Potete continuare ad esplorare insieme a noi gli orizzonti della relazione educativa con i prossimi episodi su www.edunauta.it. Un progetto di Generas Foundation, post- produzione e audio di Erazero.

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